“La porta del cielo” sul tetto del mondo

A volte non c’è bisogno di attraversare gli oceani e arrivare all’altro capo del globo per scoprire, visitare ed entrare in contatto con le bellezze del mondo. Nonostante sia risaputo che l’Italia abbia un’altissima concentrazione di ricchezze storiche, artistiche e naturalistiche, in molti ignorano come alcune di queste siano, di fatto, concentrate proprio nello sperone d’Italia, a due passi da casa nostra. Al contrario, ce ne accorgiamo solo quando sono gli altri a farcelo notare.
E’ il caso recente della Sacra Grotta di Monte Sant’Angelo, quella dedicata all’Arcangelo Michele, entrata – diremmo, di diritto - nella schiera delle 10 Grotte Sacre più belle del mondo, secondo l’autorevole rivista americana National Geographic, pubblicata in moltissimi paesi del mondo e tradotta in 31 lingue diverse, contando ben cinquanta milioni di lettori.
Sacralità e mistero sono i caratteri della grotta di San Michele che da secoli affascinano e conquistano credenti e non. “Terribilis est locus iste. Hic domus dei est et porta coeli”, ovvero “Impressionante è questo luogo: qui è la casa di Dio e la porta del cielo”. Questa l’iscrizione che troneggia all’ingresso dell’imponente Santuario: un luogo unico al mondo, da custodire e valorizzare senza però negarlo alla fruizione dei visitatori, siano essi fedeli, storici o semplicemente turisti e curiosi. Più di 1500 anni di storia per un Santuario che negli anni è stato meta ininterrotta di pellegrinaggi e luogo visitato da papi, re e imperatori. L’ultima, la visita di Papa Giovanni Paolo II, nel 1987. E’ questo l’unico luogo di culto al mondo non consacrato da mano d’uomo: fu insignito, del titolo di “Celeste Basilica” perché secondo la fede cattolica fu benedetto dall’intervento diretto dell’Arcangelo, che è l’unico santo menzionato dalla Bibbia. L’ingresso del santuario è collegato all’atrio interno della struttura attraverso gli 86 gradini della Scalinata Angioina: da qui - attraverso le Porte in Bronzo realizzate nel 1707 a Costantinopoli - si entra nella basilica costituita quasi per intero dall’antica grotta, una suggestiva cavità calcarea e luogo in cui, secondo la tradizione, l’Arcangelo Michele apparve al vescovo di Siponto. All’interno, vi è l’altare con la statua di San Michele fatta realizzare nel 1507. La basilica santuario di San Michele Arcangelo, inoltre, dal giugno 2011 è iscritta nella lista dei beni patrimonio mondiale dell’umanità tutelati dall’Unesco, nell’ambito del sito seriale “I Longobardi in Italia, i luoghi del potere (568-774 d.C.)”.
Angela Dalicco

La Sacra Grotta
La tradizione fa risalire l’arrivo del culto micaelico sulla montagna garganica all’ultimo decennio del V secolo, fissando al 490, 492 e 493 le tre apparizioni dell’Arcangelo Michele, due delle quali al vescovo di Siponto. La ricostruzione della storia del Santuario e del culto dell’Arcangelo sul Gargano si fonda prevalentemente sul Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano (Apparitio), una operetta agiografica variamente datata dal V all’VIII secolo e ricca di elementi miracolistici. Il racconto è conosciuto da tre episodi: l’episodio del toro (490), l’episodio della vittoria (492), l’episodio della dedicazione (493). Inoltre, vi è anche una quarta apparizione, quella del 1656, quando l’Arcangelo liberò la città garganica dalla peste.

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n. 10 / Dicembre 2017

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