Mio figlio viaggia da solo: istruzioni per l’uso

Mio figlio viaggia da solo: istruzioni per l’uso

L’adolescenza è il momento migliore per compiere un viaggio
La soluzione per i genitori? L’investimento in vacanze studio
di Michela Serafino Sociologa

“Ciao mamma, ciao papà! Sto organizzando una vacanza con amici…”. Questa è la frase temuta da ogni genitore e che prima o poi dovrà affrontare, seppur sia uno dei momenti più entusiasmanti nella vita del proprio figlio. Così, iniziano le prime domande: “Dove? Come?” e, soprattutto, “Con chi?”. Da non sottovalutare, poi, l’aspetto economico e i fini del viaggio, a cui seguono profondi dubbi ed insicurezze riguardo la maturità di coloro che, fino a ieri, erano solo dei pargoletti. Tranquilli, il timore è comprensibile: l’importante è considerare il primo viaggio di un figlio come un’opportunità di crescita e un’ulteriore formula educativa.
Non bisogna dimenticare che, prima di diventare adulto e genitore, ognuno di noi è stato giovane e ha provato la stessa curiosità verso le novità e il mondo che c’è lì fuori. Allora, cari genitori, facciamo un passo indietro e torniamo alla gioventù, cercando insieme la soluzione adatta a questa delicata circostanza.
Premesso che ogni momento della vita sia quello giusto per viaggiare, l’adolescenza è il tempo migliore! Durante quella che, oso poeticamente definire, la “primavera della vita”, ogni azione e gesto lasceranno un ricordo speciale nell’adulto di domani. Quindi, bisogna investire in cultura e viaggi ora e subito! Facendo leva sull’entusiasmo, la forza di volontà e la curiosità dei ragazzi, i quali mireranno principalmente alla libertà del viaggio, i genitori potranno metterli alla prova di sé. Un percorso di formazione verso l’età adulta, in cui già la scelta della meta li porrà a serio confronto con persone adulte, in primis papà e mamma. Per tale ragione, parlarne in modo aperto e “giovanile” non servirà a nulla. Proprio perché lontani da casa e famiglia, il viaggio li porterà alla scoperta della responsabilità e dell’autogestione.
Poco cambia se il soggetto in questione sia minorenne o maggiorenne, in entrambi i casi si tratterà di un individuo molto “giovane” per organizzare autonomamente l’itinerario. A tutto ciò penseranno i genitori.
E se il viaggio è all’estero? Niente panico! Si contano numerose agenzie di viaggio ed associazioni attive sul territorio per la promozione di scambi interculturali e vacanze studio all’estero: un mese in college o due settimane in un campus al Nord Europa e a settembre noterete i risultati anche con la lingua straniera. E chi l’ha detto si può viaggiare solo in estate? Le scuole sono spesso promotrici di gemellaggi internazionali svolti in itinere. Inoltre, in molti già sapranno che l’Inpdap (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) mette a disposizione un bando annuale diviso in due quote, di cui la prima offerta dall’istituto e la seconda a carico delle famiglie in base al reddito del nucleo. Tuttavia, nonostante le agevolazioni fiscali e finanziarie, in altri casi un viaggio in Italia o all’estero può comportare dei sacrifici di tasca. Allora, la domanda sorge spontanea: si risparmierebbe mai per l’istruzione e la cultura dei figli? L’investimento nei viaggi, mirati ad una giusta causa, hanno lo stesso valore sia economico che sociale dell’istruzione, poiché viaggiare non significa solo imparare bene una lingua, ma soprattutto imparare ad adattarsi e sentirsi appagati ­da persone e situazioni nuove. Che siano due settimane o un anno intero, l’avventura del viaggio è un’esperienza unica, al cui seguito i figli ritornano a casa con un po’ di bagagli e propositi in più. Intanto, viaggiate e fate viaggiare!

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n. 10 / Dicembre 2017

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