Arezzo e le valli del Casentino

Arezzo e le valli del Casentino

Un viaggio nella storia tra i tesori dell’arte italiana

Per tanti Arezzo è la città dell’antiquariato che con la sua mostra-mercato si è aggiudicata sul campo, un posto d’onore tra le manifestazioni fieristiche di maggior interesse culturale. Ma non di solo antiquariato vivono quelle terre anzi, giunti nella città toscana, l’imbarazzo tra le bellezze storico-artistiche da vedere e gli appuntamenti culturali da seguire, ci assale e non sarà l’ufficio informazioni posto nel piazzale antistante la stazione ferroviaria, a schiarirci le idee. Concerti, musei, gallerie private, scavi archeologici (tra i quali lo splendido anfiteatro romano di età adrianea): qui c’è tanto da fare.
Giunti nel cuore pulsante della cittadina una sosta è d’obbligo nella chiesa di San Francesco per vedere l’opera magna di Piero della Francesca, il ciclo ad affresco con le storie della Vera Croce. Uscendo dal tempio sacro ancora inebriati dai geometrismi estetici e dal colorito metafisico di questi, si potrà far serata perdendosi tra le stradine tutt’attorno, per trattenersi poi per un aperitivo davvero cool in uno dei tanti baretti che si dispiegano alla vista davanti al sagrato della chiesa, per un happy hour davvero “felice” che sostituisce cena e dopocena.

Un’altra tappa va senz’altro fatta al Museo del Manierismo ospitato nella Casa del Vasari. La dimora che fu il buen retiro del critico aretino, da lui decorata in quasi tutti gli ambienti, e che ospita oggi le opere della ricca quadreria. Fu sempre il Vasari ad occuparsi della progettazione della loggia in piazza Grande, nell’ampio declivio che ricorda la vicina, più nota, piazza del Campo di Siena. A pochi chilometri dal capoluogo, il panorama si fa davvero affascinante; basta muoversi con la mobilità lenta della linea ferroviaria Arezzo-Stia e un piccolo locomotore ci porterà nel cuore del Casentino. Le fermate consigliate sono due: una a Bibbiena e una a Poppi. A Bibbiena, piccolo borgo medievale, si può ammirare la collezione del Museo archeologico “Pietro Albertoni”, che conserva interessanti reperti archeologici riferiti ad una stipe etrusca e provenienti dalla Ciliegeta, un posto magico del Casentino tra Capo d’Arno, dove nasce il fiume toscano, e il Monte Falterona, un tempo crecevia di popoli e culture.

A Poppi invece ci si immerge nella storia, percorrendo i vicoli che si inerpicano fino alla rocca sulla quale si pone il castello abitato un tempo, dai Conti Guidi; questo, che ha forme del tutto simili a quelle di Palazzo Vecchio a Firenze, è affrescato da Taddeo Gaddi, un allievo di Giotto. La tradizione vuole che proprio in questo maniero, Dante Alighieri abbia scritto il XXXIII ed ultimo canto dell’Inferno. Il castello ospita anche la Biblioteca Rilliana, una raccolta libraria di eccezionale valore, il cui nucleo principale è costituito da manoscritti, incunaboli e alcune rare edizioni aldine, stampate a Venezia nella tipografia del celebre stampatore Aldo Manuzio. Se poi si vogliono assaggiare le pietanze locali, basta fermarsi in una delle tante trattorie che popolano il contado e ordinare i tortelli di patate fatti con pasta sfoglia ripiena di patate di Cetica, condita con pomodoro, aglio e un po’ di pecorino. Oppure si possono assaggiare gli “gnudi del Casentino”: gnocchi con un impasto molto simile ai normali ravioli ma privi della sfoglia che li ricopre, tanto da farli sembrare quasi delle quenelle di ricotta e verdure, da gustare con del vino bordotto prodotto dai Monaci Camaldolesi a Villa Mausolea nei pressi di Soci. Infine una prelibatezza è di sicuro, in tema pasquale, la panina, un dolce che esiste in una duplice versione. Imperdibile per gli aretini il rito della mattina di Pasqua, quando si gusta la panina gialla impastata con lo zafferano, accompagnata dall’uovo benedetto e la panina unta, con qualche fetta di salame. Una colazione che fa subito festa!
Francesca Di Gioia

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n. 10 / Dicembre 2017

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