la campagna fiesolana tra cielo e terra

la campagna fiesolana tra cielo e terra

Questa rubrica nasce per dare spazio alla voglia di evasione che abita e anima ognuno di noi, a quello spirito del viaggiatore che stuzzichiamo con qualche suggerimento per gite fuori porta e fughe esotiche. Non sono i paradisi tropicali ad interessarci bensì il Bel Paese, con i suoi borghi, la sua storia millenaria, la bellezza delle pievi, gli scorci paesaggistici e i capolavori dell’Arte di tutti i tempi.

Vi presero dimora i Medici abitando una delle magnifiche ville che dal 2013 sono patrimonio dell’Unesco, e il Beato Angelico che si fregiò dell’essere priore del convento del borgo, la cui posa della prima pietra, al bragio nuovo, spettò addirittura al “santo scomunicato” fra Girolamo Savonarola. Sono Fiesole e la sua splendida campagna a fare da sfondo ad una serie di capolavori naturali e storico-artistici che fanno grande la storia del nostro paese dai tempi della Rinascenza.
I Medici elessero questa terra rigogliosa a sede di un casolare fuori porta, dalle forme squadrate e spartane, tipiche della cascina toscana, rivisitate in chiave rinascimentale mentre un sistema di ingegnosi terrazzamenti consentiva ai Signori di Firenze di godere di un’ottima vista sulla città e di occuparsi dei loro frutteti e della splendida limonaia, oggi tornata al gusto originario grazie ad un sapiente restauro conservativo. La vicinanza al convento rendeva poi la chiesa dedicata ai santi Domenico e Barnaba, una specie di cappella di famiglia e molti furono i lasciti medicei a favore dei domenicani. A sigillo di questo legame indissolubile, uno stemma con l’arme di Leone X Medici sovrasta lo scalone monumentale di pietra serena, scolpito come fosse un lembo di stoffa, dall’architetto Giovanni Guerrini che lo pensò nel 1727 ad ornare il vestibolo d’accesso al complesso monastico.

Tutt’attorno è bello, è sano, è terso, è vita. Ed è il rintocco della campana che si erge maestosa dal cupolino del Nigetti a cadenzare il trascorrere del tempo, ed è sempre il suo suono cupo che anima il giorno, dall’alba al tramonto: dal mattino quando il sole sorge e i galli cantano nelle aie, al crepuscolo quando le nebbie scendono fitte sulla campagna circostante. E proprio al calar delle tenebre sul Borgo, la natura è ben lontana dal “morire”, ci sono gli animali notturni, nibbi e civette, che abitano i campi, mentre il fruscio del vento alita tra i cipressi che punteggiano i viali tra Firenze e Fiesole. È incantevole pensare che ci sia ancora il modo di poter assaporare quei piccoli piaceri quotidiani, lontani dal frastuono del mondo moderno.
Da queste parti poi la storia la fa da padrona; non c’è angolo dove essa non parli, tra rocche medievali, feudi guelfi, dimore ghibelline e ville con giardini poderosi, vere mirabilia. Nel convento poi si possono saggiare le atmosfere dei cenobi trecenteschi ma la “modernità” trovò spazio per mano del genio artistico dell’Angelico, pittore in odore di santità per la sua piezza, che vivendo al borgo espresse al meglio la sua ars pingendi, realizzando ineguagliati capolavori d’arte come l’Incoronazione della Vergine trafugata dalle truppe napoleoniche ed oggi pezzo di punta delle collezioni del Louvre. Ma dell’Angelico si possono ammirare nella Sala del Capitolo, che da sola vale una visita al convento, una splendida sinopia con relativo affresco della Madonna col bambino e una Crocifissione.

Alle bellezze naturalistiche si coniugano a Fiesole anche quelle enogastronomiche che qui contano diverse eccellenze. Una sosta è infatti d’obbligo, in una delle tante osterie che si trovano nelle corti fiesolane, per gustare la tagliata di chianina, che da queste parti è il “testamento del carnivoro”. Infine, tra cielo e terra, ci può fermare a mezza strada proprio al Borgo di San Domenico per consumare una merenda davvero speciale: il panino al lampredotto che, accompagnato da un bicchiere di Chianti, ci invoglia a trattenerci fino a sera, mentre la collina si fa, complice il tramonto, sempre più dolce e della città si scorgono solo i bagliori in lontananza.        
Francesca Di Gioia

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n. 10 / Dicembre 2017

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