La “Scuola della mente”

La “Scuola della mente”

Percorso mente-cuore-azione
L’ignoranza è il primo ostacolo culturale: distorce la realtà e deforma la socialità
A cura di Eleonora Vera - Pedagogista

Il percorso mente-cuore-azione riassume l’essenza dell’educazione che non è solo sapere ma anche saper fare e, soprattutto, saper essere. Nel messaggio al mondo della scuola del 10 maggio 2014, Papa Francesco richiama gli educatori alla costruzione di una “strada nella scuola, che faccia crescere armoniosamente la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani”, ovvero la capacità di sentire ciò che si pensa e di confrontarlo con ciò che si fa. Ad ogni modo l’ignoranza, intesa come carenza di sapere, rimane il primo ostacolo culturale ed è alla base dell’inquinamento della mente. L’emergenza pedagogica del nostro tempo richiama genitori e docenti alla necessità di ristabilire una giusta percezione della realtà e della socialità.

L’inquinamento della mente procede di pari passo con quello ambientale, producendo eventi disastrosi e relazioni vuote. Partendo da questa premessa, l’emergenza va affrontata lavorando sulle percezioni di sé e degli altri, su emozioni e reazioni fisiche, sugli aspetti decisionali del comportamento, sulle immagini e i pensieri che esse evocano, sulle idee e sulla loro comunicazione. Le neuroscienze hanno dimostrato che è possibile integrare conoscenza pratica e saperi convenzionali associandoli a esperienze di interdipendenza positiva nel rispetto della specificità e unicità di ognuno.

Questo processo di costruzione cognitiva è possibile lavorando con menti pure e aperte, non condizionate da forme di contaminazione, come quelle dei bambini. Al contrario, il processo di decostruzione cognitiva diviene sempre più difficile da operare con gli adulti che sono ormai condizionati dalla cultura dominante. Possiamo parlare di una scuola della mente? Si può pensare al una scuola che guidi i bambini e gli adolescenti ad avere una esatta percezione della realtà, superando il dualismo del pensiero e aprendolo alla terza via, al pensiero divergente? Si possono aiutare i bambini a percepire l’errore e l’inadeguatezza dei comportamenti?

A individuare false motivazioni e reazioni inappropriate, che comportano risultati dolorosi per sé e per gli altri? Si possono organizzare attività riflessive sulla relazione causa/effetto nelle azioni quotidiane? Crediamo di sì, riprendendo il pensiero del  pensiero del filosofo americano Matthew Lipman che propone una nuova chiave di accesso al pensiero.
Egli indica l’introduzione alla logica come una scelta pedagogica peculiare; una sfida educativa è dare più spazio all’esercizio critico e riflessivo del pensiero che stimoli le capacità euristiche, critiche, argomentative, elementi fondamentali per ogni processo di formazione individuale. L’esercizio critico del pensiero, l’incontro con temi e problemi che stimolino una ricerca di conoscenza, il confronto con diverse ipotesi di interpretazione del mondo e con diversi percorsi logici, l’apertura alla dimensione filosofica dell’esperienza dovrebbero essere un elemento essenziale in ogni percorso di educazione e formazione.

E’ necessario, tuttavia, che siano offerti molto precocemente, addirittura già a livello di scuola primaria. Il programma Philosophy for Children è stato sperimentato con successo negli Stati Uniti e in America Latina dove è stato accolto come uno strumento di emancipazione e di crescita culturale e politica attraverso il libero esercizio del pensiero critico, del dialogo democratico, dell’argomentazione. Il curricolo di Philosophy for Children 1 è molto diffuso in Cina e in Corea, nonostante le significative differenze culturali con il mondo occidentale. Ma anche in Europa sta finalmente creando molto interesse.

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n. 10 / Dicembre 2017

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