Banca Cordonale, un ‘patrimonio’ mondiale

Banca Cordonale, un ‘patrimonio’ mondiale

Da San Giovanni Rotondo a Chigago, la speranza in un viaggio:il sangue cordonale è ricco di cellule staminali emopoietiche, utilizzabili a scopo di trapianto come “terapia salvavita”

La notizia è rimbalzata subito dal web alla carta stampata, alla velocità dei social, per un caso più unico che raro: due unità di sangue prelevate da altrettanti cordoni ombelicali provenienti da due parti effettuati dalla stessa donna, a tre anni di distanza l’uno dall’altro, e con identico patrimonio genetico. Entrambi risultati perfettamente compatibili con un paziente statunitense in attesa di trapianto di midollo o di cellule staminali emopoietiche. Sono le unità di sangue custodite nella Banca Cordonale della Regione Puglia, gestita dall’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, partite da San Giovanni Rotondo per raggiungere una clinica di Chicago negli Stati Uniti d’America. Una donazione eccezionale per la struttura -, centro di raccolta in Puglia e punto di riferimento in Italia e nel mondo per la cura delle malattie del sangue - che fa da collettore delle donazioni di sangue placentare provenienti dai 14 ospedali pugliesi abilitati. Il suo patrimonio è importantissimo e una parte di esso è giunto anche oltre oceano, nella città dell’Illinois.

IL CASO ECCEZIONALE. Due distinte donazioni di una mamma che diede alla luce due bambini, uno nel 2011 e uno nel 2014, e che in entrambe le occasioni ha scelto di donare il sangue cordonale. Queste due donazioni, esposte nel registro internazionale, sono risultate pienamente compatibili con un paziente americano in attesa di trapianto. “Si tratta di un rarissimo caso di compatibilità genetica al 100% sia tra le due unità che provengono dalla stessa mamma in due parti differenti, e sia tra le due unità e lo stesso paziente americano”, ha spiegato Lazzaro di Mauro, direttore della Banca Cordonale e medico responsabile dell’Unità di Medicina trasfusionale e laboratorio analisi cliniche dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza. “La circostanza è resa ancora più straordinaria se si considera che solo il 10% delle unità donate è idoneo a essere conservato ed esposto nel registro internazionale, a disposizione di tutti gli ospedali del mondo”.

L’ATTIVITA’. In 9 anni salgono a 14 le unità sangue cordonale cedute agli ospedali di tutto il mondo: Regno Unito, Stati Uniti, Italia, Francia, Olanda, Danimarca e Israele. Ad oggi, nella banca ospitata nell’Ospedale di San Pio sono state raccolte 14.600 unità, di cui 1.700 bancate. Il sangue cordonale è ricchissimo di cellule staminali emopoietiche, utilizzabili a scopo di trapianto come terapia salvavita. La sopravvivenza di molti pazienti affetti da alcune patologie oncologiche, ematologiche, immunologiche e dismetaboliche dell’infanzia e dell’età adulta, a volte rare e gravissime, dipende dalla possibilità di effettuare un trapianto di cellule staminali. Per i pazienti che non hanno un donatore familiare compatibile, il sangue cordonale donato può rappresentare un’efficace alternativa.

LA “BANCA”. Presente nel laboratorio, raccoglie, analizza e banca, tutte le unità di sangue provenienti dai 14 ospedali pugliesi abilitati. Le donazione sono esclusivamente di tipo allogenico-solidaristiche, cioè rivolte a chiunque nel mondo ne possa aver bisogno, anonime e gratuite. Sono consentite anche donazione dedicate, riservate al nascituro, solo nei casi in cui il neonato o un consanguineo abbiano una patologia, in atto al momento della raccolta, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale. É consentita anche la conservazione di sangue da cordone per uso dedicato nel caso di famiglie ad alto rischio di avere ulteriori figli affetti da malattie geneticamente determinate, per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da cordone. Donare il sangue contenuto nel cordone ombelicale durante il parto è una pratica semplice e sicura che non comporta alcun rischio né per la mamma né per il nascituro.

Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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