S.O.S. artrite reumatoide

S.O.S. artrite reumatoide

Colpisce circa mezzo milione di persone in Italia
E’ importante “gestire” la malattia nel quotidiano:la rigidità non deve scoraggiare il movimento
di Nella Santoro

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che colpisce circa mezzo milione di persone in Italia. Ha un picco d’insorgenza tra i 35 ed i 50 anni e una predilezione per il sesso femminile rispetto a quello maschile, con un rapporto di 3:1. Il coinvolgimento di soggetti giovani ha ovviamente un impatto negativo non soltanto sulla qualità di vita individuale e familiare, ma anche sul piano socio-economico.
I sintomi più frequenti della patologia sono il dolore, la rigidità e la tumefazione articolare.  L’artrite può comparire in modo acuto, con un’infiammazione a carico di diverse articolazioni (soprattutto mani, polsi e piedi) o iniziare in maniera subdola, con sintomi generalizzati e aspecifici,  come febbre, malessere ed astenia, a cui si aggiungono successivamente i sintomi articolari. In entrambi i casi la malattia evolve progressivamente verso un danno articolare irreversibile e, in assenza di trattamento, può portare a una significativa invalidità nell’arco di pochi anni. L’infiammazione articolare ha un tipico andamento a “pousses”, ovvero caratterizzato dall’alternanza di fasi di remissione e di riacutizzazione, sostanzialmente imprevedibili. Il danno articolare, invece, è progressivo e si accumula nel tempo. Dopo alcuni anni dall’esordio, il gonfiore transitorio legato all’infiammazione cede il posto a deformazioni evidenti e permanenti; le dita delle mani assumono una forma caratteristica, detta “a collo di cigno” e deviano esternamente “a colpo di vento”. Ai polsi possono comparire delle cisti, contenenti liquido sinoviale che riveste le articolazioni.
Anche le caviglie e i piedi vanno incontro ad alterazioni (come piede piatto e deviazione “a colpo di vento” delle dita) che compromettono la deambulazione. In taluni casi si osservano delle manifestazioni extra-articolari, che possono interessare gli occhi, la cute, i polmoni, il cuore ed i vasi sanguigni. La diagnosi viene formulata dallo specialista reumatologo sulla base dei dati raccolti con l’anamnesi, l’esame clinico, gli esami di laboratorio (VES, PCR, fattore reumatoide) e gli esami strumentali (ecografia e radiografia). La terapia prevede l’uso in prima battuta degli antiinfiammatori e successivamente dei DMARDs (farmaci antireumatici modificanti la malattia) e dei farmaci biotecnologici. Fermo restando il ruolo essenziale dei farmaci, va sottolineata l’importanza di imparare a gestire la malattia e le sue manifestazioni nel quotidiano.
Innanzitutto, il dolore e la rigidità non devono scoraggiare il movimento; nelle fasi di remissione le articolazioni devono essere utilizzate il più possibile, perché l’immobilità peggiora la rigidità articolare e indebolisce la muscolatura, riducendo la possibilità di essere autonomi e di condurre una vita normale. Sono quindi consigliati la fisioterapia, la ginnastica dolce e il nuoto, per mantenere il tono muscolare e prevenire le deformità articolari, e si raccomandano il mantenimento di un peso corporeo ideale, per non sovraccaricare le articolazioni, ed uno stile di vita il più possibile sano, senza eccessi in campo alimentare e voluttuario (fumo ed alcool), per prevenire le complicanze della malattia e delle terapie farmacologiche.

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n. 10 / Dicembre 2017

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