La sindrome del Tunnel Carpale

La sindrome del Tunnel Carpale

Rappresenta il 90% di tutte le neuropatie da ‘intrappolamento’
Tra i sintomi clinici dolore, formicolii ed intorpidimento delle dita. Colpisce soggetti di ogni età con una predilezione per le donne

La “Sindrome del Tunnel Carpale” (STC) rappresenta il 90% di tutte le neuropatie da intrappolamento. Essa colpisce soggetti di ogni età con una predilezione per il sesso femminile; la prevalenza nella popolazione generale varia da 0,1 a 9,2%, con valori di 5,8 % nelle donne e di 0,6 % negli uomini.
Il termine “tunnel” è usato per indicare lo spazio anatomico che il nervo mediano attraversa per innervare la mano; il “tunnel” è costituito da un pavimento (ossa del carpo e tendini) e da un tetto (legamento trasverso del carpo), che possono andare incontro a processi degenerativi ed infiammatori con conseguente compressione nervosa e comparsa della sindrome.
Nella maggior parte dei casi non è identificabile una causa unica e certa della STC. A volte può comparire in seguito ad un trauma o ad una frattura del polso, specialmente quando questi eventi comportano una distorsione o un restringimento del tunnel. In altri casi, può complicare il decorso clinico di un’artrite cronica, soprattutto se essa causa tumefazione dell’articolazione o dei tendini della mano e del polso. Infine può associarsi a ritenzione di liquidi, come avviene negli ultimi mesi di gravidanza, o a patologie croniche, come il diabete e l’ipotiroidismo.
I sintomi clinici comprendono dolore, formicolii ed intorpidimento al pollice, all’indice, al dito medio e a parte dell’anulare e nei casi più severi possono essere coinvolti anche l’avambraccio ed il braccio. Il dolore è  più intenso durante le ore notturne e costringe il paziente a continui risvegli e a manovre (come scuotere la mano, farla “ciondolare” dal letto) per poterlo alleviare. Durante il giorno i sintomi possono essere sfumati o provocati da alcune azioni, quali scrivere, digitare su una tastiera, fare le faccende domestiche. Nei casi più gravi, la sintomatologia è continua nell’arco di tutta la giornata e la mano sarà debole, con dita intorpidite ed incapaci di afferrare gli oggetti.
L’iter diagnostico comprende l’esame clinico e l’elettroneuromiografia. Nelle fasi iniziali, la mano di un paziente affetto da STC può essere normale all’esame visivo, mentre nei casi più datati può presentare un’ipotrofia della muscolatura alla base del pollice (eminenza tenar). Successivamente la positività di due semplici manovre fisiche, il Test di Phanel e il Test di Tinel, eseguiti durante la visita medica, e soprattutto dell’elettroneuromiografia, che documenta il ritardo di conduzione nevosa del nervo mediano, confermano la diagnosi. Il trattamento può essere conservativo o chirurgico e la scelta dipende dalla gravità dei sintomi. Il trattamento conservativo si avvale di una terapia medica (diuretici, neuro-protettori, integratori vitaminici, FANS), di una terapia infiltrativa (cortisonica), di una terapia di immobilizzazione (tutore del polso da usare durante la notte), di fisioterapia e di agopuntura. Il trattamento chirurgico è da riservarsi alle forme più gravi ed invalidanti e consiste nel ridurre la compressione sul nervo mediano, incidendo completamente il legamento trasverso del carpo.
La STC può essere molto invalidante e dolorosa ma può essere trattata, con buoni risultati sulla funzionalità e sulla qualità di vita. La precocità della diagnosi e del trattamento è importante per ottenere una completa risoluzione dei sintomi.

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n. 10 / Dicembre 2017

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