Le emozioni nel paziente oncologico

Le emozioni nel paziente oncologico

Vivono i cambiamenti fisici come stigma sociale
Il senso di impotenza può causare disturbi psichiatrici: l’intervento psicologico aiuta ad affrontare la malattia
di Ines Panessa - Psicologa

Nonostante i progressi compiuti dalla medicina, il cancro ancora oggi suscita una grande paura. In passato veniva definito “il brutto male”, a sottolineare quanto il nome stesso di questa malattia fosse indicibile. Oggi i termini “cancro” o “tumore” sono maggiormente “nominabili”, ma tuttora evocano un grande timore della morte, sebbene spesso dal cancro si possa guarire.
Il paziente che riceve la diagnosi di tumore sperimenta dei vissuti di forte angoscia. Il pericolo che incombe riguarda innanzitutto la minaccia alla propria vita: la paura di morire spesso persiste anche quando i medici forniscono informazioni più realistiche riguardo alle possibilità di guarigione.

Inoltre, il paziente vive la minaccia relativa alla propria integrità fisica: teme l’invalidità, la mutilazione, il dolore. Tale paura è particolarmente presente quando si rende necessario un intervento chirurgico radicale. Anche il dolore è molto temuto: la paura di confrontarsi con la sofferenza fisica e con un dolore cui magari i farmaci analgesici non possono più di tanto. Il cambiamento del corpo causato dai trattamenti può diventare uno stigma sociale: la perdita dei capelli conseguente a certi tipi di chemioterapia, per esempio, rende riconoscibile la malattia a tutti. E spesso i pazienti vogliono tenere all’oscuro le altre persone, in quanto vivono questa malattia come una vergogna, una colpa, una ferita alla propria identità. Questo può portare il paziente ad un isolamento sociale, proprio nel momento in cui più avrebbe bisogno del sostegno e dell’aiuto degli altri.

Del resto, il malato oncologico teme anche le conseguenze sociali del cancro che, come tutte le patologie gravi e di lunga durata, è responsabile di modificazioni del ruolo sociale, familiare e professionale. Il senso di impotenza, la frustrazione, i cambiamenti che la malattia comporta possono rendere difficoltoso il controllo delle proprie emozioni e, spesso, portare allo sviluppo di veri e propri disturbi psichiatrici, come l’ansia o la depressione. E’ importante dunque, sia per il paziente che per i familiari, riconoscere le prime avvisaglie di questi disturbi, che se subito trattati possono non ricadere troppo pesantemente sul già difficile percorso della malattia oncologica.

L’impatto psicologico della malattia oncologica e la relativa reazione psicologica varia in funzione di diversi elementi. Innanzitutto varia a seconda del tipo di tumore e della fase (gravità) della malattia, della personalità del paziente, dall’età e dal momento storico-evolutivo della vita (immaginiamo una giovane mamma che ha dei bambini piccoli, un uomo che ha appena ottenuto un avanzamento di carriera, un ragazzo iscritto all’università…), delle condizioni psicosociali e culturali nelle quali tali elementi evolvono. Il cancro, dunque, apre una vera e propria crisi nella vita della persona, crisi intesa come evento di vita che richiede di reagire mettendo in campo delle risorse psicologiche che non sempre sa trovare dentro di sé. In questi casi, l’aiuto dello psicologo può risultare prezioso e fondamentale per trovare un adattamento alla malattia. L’intervento psicologico si propone di aiutare il paziente e i suoi familiari a gestire lo stress che necessariamente è associato ai vari momenti dell’iter terapeutico, di mantenere e/o ristabilire la qualità di vita antecedente la diagnosi, di attenuare l’ansia e la depressione, di aiutare il paziente a trovare un senso a ciò che sta vivendo e soprattutto di aiutarlo ad attivare tutte le risorse psichiche per far fronte alla malattia e ai trattamenti, di aiutare la famiglia da integrare la malattia nella propria organizzazione quotidiana, di sviluppare modalità più funzionali e positive per affrontare la malattia.

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n. 10 / Dicembre 2017

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