La cura del cuore metafisico

La cura del cuore metafisico

La frontiera della psicocardiologia. Proiezione fisica di un disagio della mente: lo psicologo come “educatore alla salute”

di Ines Panessa -
Psicologa


Un disagio della mente può provocare dolore, ansia, aspettative e speranze frustrate, che possono provocare, se ripetute nel tempo e non risolte, problemi cardiaci. Esiste una stretta correlazione tra le emozioni profonde di una persona e le sue reazioni fisiche e cardiologiche. Nei primi anni del 1900, iniziarono le prime osservazioni ed i primi studi sulle malattie cardiache e sulle potenziali cause psicologiche. Alcuni studiosi osservarono che l’eccessiva preoccupazione, la tendenza a reprimere la rabbia, seri problemi familiari e lavorativi, oppure eccessivo attaccamento al lavoro, la ricerca della perfezione delle prestazioni, l’assenza di svago, dello sport, del tempo libero da dedicare a sé stessi, potevano essere la causa di insorgenza di malattie del cuore.

Spesso capita che si cerchi un altro professionista che avvalori l’idea che si è cardiopatici, ci si sottopone ad una miriade di esami; alla fine tutti gli esami effettuati danno lo stesso risultato: “Il cuore sta bene”. Certo, va bene accertarsi che il nostro cuore funzioni alla perfezione, va bene sottoporsi ad accertamenti, ma quando le indagini svolte ci confermano che il cuore (fisico, organico) funziona? E se, in realtà, stiamo parlando del Cuore Metafisico, il cuore dei sentimenti, delle emozioni, dei dolori? Dopo che il nostro cardiologo ci ha detto che il cuore (muscolo, valvole, nervi, arterie e coronarie) funziona? Che fare? Forse dovremmo dare più ascolto ai nostri sentimenti, ai nostri bisogni, alle nostre emozioni. Magari facendoci aiutare da esperti delle emozioni, da esperti che basano la “Terapia” sulle parole, piuttosto che sulle molecole.

La psicocardiologia può portare ad informare le persone, quindi a promuovere, su come modificare lo stile di vita per non divenire “malati fisico-organici”, tantomeno cardiologici. Nel caso in cui un problema cardiaco sia già presente, è di aiuto nel non perseguire gli “errori” passati con il fine di ottimizzare le terapie, basate sui farmaci, basate sulla parola. La psicocardiologia invita e sostiene le persone ad utilizzare la propria rete di relazioni sociali, se non esiste a crearla; ad integrarsi con la realtà che le circonda essendo consapevoli della potenza che la rete può fornire, ma anche della potenza che ognuno di noi possiede senza sapere di possedere. Promuovendo le nostre capacità interne (empowerment). Gli interventi dello psicologo in psicocardiologia si possono classificare in quattro categorie: Interventi educativi, Counselling, Gestione dello stress, Psicoterapia.

Lo psicologo assume un ruolo di “educatore alla salute”, sia per il paziente sia per la famiglia. Egli aiuterà a comprendere la malattia cardiovascolare ed il trattamento prescritto, e farà in modo di promuovere un atteggiamento attivo e collaborativo, in cui l’individuo si faccia carico del proprio stato di salute, assumendone la responsabilità con la collaborazione supportiva della famiglia. Pertanto non si tratta di generica informazione, ma di un vero e proprio strumento di cura, che si propone di aiutare il soggetto a convivere con la malattia acquisendo in maniera organizzata le competenze necessarie a gestirla nella vita quotidiana.

Questo implica che l’intervento educativo “terapeutico” promuoverà la conoscenza della malattia e dei suoi sintomi, la conoscenza delle emozioni suscitate dalla malattia, la conoscenza dei meccanismi di difesa e delle strategie psicologiche che il soggetto utilizza per cercare di gestire queste emozioni e l’acquisizione di un senso di autoefficacia. Focalizzandosi su questi quattro obiettivi, lo psicologo faciliterà, così, la ripresa della vita familiare e lavorativa della persona, e l’adozione di comportamenti “cardiosalutari” (alimentazione corretta, eliminazione del fumo, sana attività fisica).

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n. 10 / Dicembre 2017

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