Il benessere passa  per l’amore per sé

Il benessere passa per l’amore per sé

Imparare a “conoscerci” e a riservarci tempo e spazio. Pratiche errate fanno coincidere
la cura di sé con l’estetica e lo shopping: nulla di più effimero
di Ines Panessa - Psicologa

Ogni cosa che il mondo propone viene passata attraverso il messaggio “Comprami-mangiami-usami-provami. Se lo fai, ti prendi cura di te!”. Si è arrivati a sovrapporre la cura di sé con l’estetica, il marketing e lo shopping; in questa continua e affannosa ricerca del benessere abbiamo dimenticato il nucleo centrale, il motore che dovrebbe muoverla: l’amore per sé. Di solito si colloca l’autostima alla base del prendersi cura di sé: ma cos’è questa se non una conseguenza dell’amore per sé? Oscar Wilde ha detto: “Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura una vita”. Ed aveva ragione.
Come si può pensare di riuscire a prendersi cura di sé quando non ci si ama? Se vogliamo possiamo illuderci di riuscire ad amarci quando ogni tanto ci regaliamo una cura estetica, un tè con l’amica o quella camicia nuova che tanto ci piaceva. Certo, queste cose servono se ci fanno stare bene. Ma amare se stessi parte da uno spazio interno che lasciamo libero per noi, uno spazio nel quale troviamo il nutrimento di cui abbiamo bisogno, uno spazio libero dal “dover fare” e all’insegna del “lo voglio fare perché mi piace”. Uno spazio che ci permette in ogni momento di sapere ciò che è giusto o non è giusto per noi, ciò che ci fa bene e ciò che ci potrebbe ledere.
E se non si conosce l’amore per sé, come si può amare? I greci già parlavano della cura si sé: ogni azione dell’uomo doveva essere all’insegna dell’amore per se stessi. Si partiva con il “Conosci te stesso” scritto sul tempio dell’oracolo di Delfi e diventato precetto socratico: conoscere sé per conoscere il proprio modo di funzionare energetico, fisico e mentale, per conoscere il modo giusto di amarsi. Prendersi cura di sé e amarsi è piacere, è ristabilire la capacità pulsativa dell’essere umano di cui parlano alcuni filosofi, che altro non è se non il movimento della vita stessa.
Per Donald Winnicott prendersi cura significa abbracciare, contenere, come sanno fare solo le braccia di una madre amorevole. Noi dobbiamo poter imparare ad abbracciarci, ad accoglierci con calore, a dedicarci uno spazio e un tempo per ogni cosa che facciamo. Non possiamo nemmeno fare yoga, il cui principio fondamentale è prendere coscienza di sé per cercare l’equilibrio e l’armonia, se non partiamo da noi stessi e dall’amore per noi stessi. Solo all’interno di questa visione, in un’ottica che parte da noi stessi, un tè con l’amica, un massaggio, lo yoga, una crema idratante stesa con attenzione, una dieta che seguiamo con amore o tutto quello che vogliamo, assume veramente il significato del prenderci cura di noi.
Quindi, non accontentiamoci di cose che danno solo l’illusione dell’amore per sé e del prendersi cura di sé: impariamo a conoscerci, ad amarci, a dedicarci e a riservarci un tempo e uno spazio solo nostro, con tenerezza, uno spazio che sia prima di tutto uno spazio interno. Solo così potremmo imparare a stare in quello che facciamo, a trovare il miglior modo “per noi” di prenderci cura “di noi”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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