Bambini poco coordinati

Bambini poco coordinati

Difficoltà fin dalle prime tappe di sviluppo. Devono dedicare uno sforzo e un’attenzione maggiori per portare a termine le attività motorie
a cura della psicologa dell'apprendimento Anna Maria Antonucci

… Mangiare, vestirsi, imparare a scrivere, praticare uno sport: sono tutte attività che possono risultare difficili per un bambino con disturbi della coordinazione motoria… e per questo viene preso in giro perché “diverso e pasticcione”…
I bambini con Disturbo della Coordinazione Motoria incontrano difficoltà fin dalle prime tappe di sviluppo nell’uso del movimento, nelle prestazioni in compiti di coordinazione motoria, fini o grosso motori e nell’imparare ad usare strategie per risolvere i problemi legati alle attività motorie. Tale disturbo interferisce in modo importante con l’apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana e si riscontra nel 5/6 % della popolazione infantile tra i 5 e gli 11 anni. Poiché le capacità motorie non diventano facilmente automatiche per questi bambini, essi devono dedicare uno sforzo e un’attenzione supplementari per portare a termine le attività motorie, anche quelle già acquisite in precedenza. Spesso questi bambini non riconoscono le somiglianze tra determinate attività motorie e ciò comporta una difficoltà a trasferire le proprie capacità motorie da un’attività all’altra (ad es. prendere una palla grande e prendere una palla piccola). Presentano inoltre difficoltà a generalizzare le proprie capacità motorie nelle diverse situazioni (ad es. un bambino che si avvicina al bordo di un marciapiede deve capire che salire sul marciapiede è un’attività simile a salire le scale). La necessità di reagire ad un ambiente mutevole (ad es. colpire una palla in movimento, o evitare gli altri bambini nei giochi di squadra) comporta un’ulteriore difficoltà per i bambini affetti da DCM, in quanto per loro è difficile rilevare le informazioni derivanti dall’ambiente e organizzare risposte con il proprio corpo in modo tempestivo. In questi bambini le capacità intellettuali e linguistiche possono essere piuttosto sviluppate, mentre le abilità motorie risultano in ritardo.
Le caratteristiche principali e più frequenti del bambino con DCM sono le seguenti:
Il bambino può essere goffo o impacciato nei movimenti. Può urtare, rovesciare o far cadere le cose.
Sviluppa  in ritardo alcune capacità motorie quali andare in triciclo/bicicletta, afferrare una palla, saltare una corda, allacciare i bottoni e i lacci delle scarpe, vestirsi, usare un coltello e una forchetta, lavarsi i denti, chiudere le cerniere, preparare uno zaino.
Esistono difficoltà a svolgere attività che richiedono l’uso coordinato di entrambi i lati del corpo (ad es. tagliare con le forbici,tirare una palla).
Il bambino può mostrare uno scarso controllo della postura e uno scarso equilibrio per  esempio nel  salire le scale.
Il bambino può avere, infine, difficoltà a scrivere in stampatello o a mano libera e nelle discipline come disegno,matematica.
Un lungo capitolo sarebbe inoltre da dedicare alle caratteristiche emozionali dei disturbi della coordinazione motoria: il bambino con tale disturbo spesso tende ad evitare le attività motorie, ma anche di socializzare con i propri coetanei, in particolare nelle aree di gioco per non mettersi alla prova ed è spesso insoddisfatto e ansioso rispetto alle sue prestazioni percependosi sempre come “non capace di”. Tali aspetti sono spesso secondari al disturbo stesso ,ma rendono sempre più difficile il buon adattamento nel contesto sociale.
Il trattamento di tali disturbi è necessario e deve offrire al bambino tutti gli stimoli necessari affinché si verifichi un buon funzionamento del sistema nervoso e in particolare dell’apparato senso motorio e un’adeguata integrazione delle informazioni dei diversi sistemi percettivi (sistema visivo, cinestesico, acustico, tattile e dell’equilibrio). Ciò si traduce attraverso un’educazione motoria del bambino che consideri l’esercizio fisico non semplicemente come un atto imitativo e ripetuto ma come un atto intenzionale in cui il corpo non è solo uno strumento ma un modo di conoscere e comunicare.

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n. 10 / Dicembre 2017

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