Una chiave di lettura di suoni e lettere

Una chiave di lettura di suoni e lettere

La musicoterapia è in grado di stimolare la plasticità adattiva delle connessioni neurali
Approcci didattici musicali specifici possono aiutare il bambino dislessico
di Carmen Battiante

Sin dalla scuola dell’infanzia è opportuno prestare particolare attenzione a quei bambini che presentano uno sviluppo linguistico “atipico”, sia nella produzione che nella comprensione: parole distorte, scarso vocabolario o errori riguardanti la lettura della singola parola o del testo scritto. Generalmente i dislessici mostrano chiare difficoltà nel distinguere lettere graficamente uguali o simili, ma diversamente orientate nello spazio. Ad esempio confondono “p”, “b”, “d” e “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”. Si evincono problemi riguardanti il riconoscimento di lettere che presentano somiglianze grafiche, come la “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t”; la “e” con la “a”. Queste anomalie sono presenti specialmente nella scrittura in corsivo. Si aggiungono, inoltre, difficoltà nel differenziare quelle lettere caratterizzate da suoni simili. A tal riguardo è importante far presente che l’alfabeto risulta composto da due gruppi di suoni: i sordi e i sonori, molto somiglianti tra loro, motivo per il quale l’incertezza fonetica nel distinguerli può impedirne una lettura corretta. A ciò si aggiunge che nei dislessici è possibile trovarsi di fronte ad un ulteriore ostacolo nella lettura sequenziale: omissione di parti di parole, consonanti, vocali o sillabe (“fote” anziché “fonte”, “fume” anziché “fiume”, “talo” anziché “tavolo”). In alcuni casi è possibile che leggano soltanto la prima parte della parola, deducendo o inventando la seconda. Inoltre, sono presenti problemi evidenti nel seguire il rigo e ad andare a capo, a causa della difficoltà di procedere con lo sguardo da destra a sinistra, risultando così frequenti “salti” di intere parole o di intere righe di lettura e di inversione delle sillabe (“li” anziché “il”).
Alcuni studi hanno dimostrato come la musicoterapia e la musica siano in grado di stimolare la plasticità adattiva delle connessioni neurali interessate all’analisi delle informazioni linguistiche, dimostrando con verifiche i notevoli miglioramenti ottenuti delle capacità verbali. Nel dislessico l’organizzazione mentale risulta anomala, in quanto il cervello apprende in modo diverso a causa della diversità del Planum Temporale (regione dell’emisfero sinistro coinvolta nell’ascolto del linguaggio). Nell’ambito musicale, la lettura rapida di un brano scritto richiede non solo la consultazione di conoscenze riguardanti oggetti grafici specifici e il loro nome (le “note” musicali), ma anche la ripetizione continua di una sequenza (gruppo di note). Ne deriva un atto motorio che, nel produrre un suono, procura “piacere” nell’esecuzione, seppure ripetuto più volte. Per chi ha problemi con la lettura, potrebbe sembrare difficile richiamare subito la nota da eseguire, associandone poi la posizione giusta sul pentagramma ed il nome corretto, soprattutto se si considera che le lettere con cui il bambino dislessico è più in difficoltà sono “p, b, d”, proprio quelle più simili alle grafia musicale. Attraverso specifici approcci didattici musicali, invece, sarà possibile aiutarlo, al fine di coglierne caratteristiche simili e differenti utili anche alla comprensione delle lettere dell’alfabeto. Inoltre la confusione spaziale destra-sinistra induce il dislessico a scrivere in maniera disordinata. La scrittura musicale, ma soprattutto la pratica strumentale, sviluppa nel bambino un “ordine” sequenziale e direzionale, grazie ai suoni presenti del brano (melodia) correttamente memorizzati e alla gestualità specifica richiesta nell’esecuzione.
In collaborazione con le dottoresse Ilenia Falcone e Antonia Castriotta (psicologhe)

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n. 10 / Dicembre 2017

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