Mindfulness, educarci alla consapevolezza

Mindfulness, educarci alla consapevolezza

Contrastare i disturbi provocati o connessi ad una condizione di stress
Si vive secondo la modalità del ‘fare’ e poco dell’essere. Il pericolo? Perdersi una buona parte della propria vita
di Debora Penna - Psicologa

Ogni mattina si apre a noi un nuovo giorno, fatto di 24 ore, un tempo che non sembra mai abbastanza. Più ne abbiamo, più lo riempiamo di impegni. Si vive la maggior parte del tempo secondo la modalità del fare e poco dell’essere. Rimanere bloccati nell’iperattività del fare erode un’ampia fetta dell’esistenza, derubandoci il nostro tempo. Molti impegni, lavorativi o familiari, non possono essere ridotti, ma si potrebbe viverli in modo diverso?
Proviamo a osservare la nostra vita rispondendo a queste semplici domande:
Trovi difficile mantenere la concentrazione su ciò che accade nell’istante presente?
Tendi a camminare in fretta in modo da arrivare a destinazione senza prestare attenzione a quello che vivi durante il tragitto?
Ti sembra di agire con il pilota automatico, senza molta consapevolezza di ciò che stai facendo?
Ti scopri preoccupato per il futuro o tormentato per il passato? In altre parole, vivi maggiormnente nella testa invece che nella vita reale?
Quando si cede troppo controllo al ‘pilota automatico’ è facile finire a pensare, lavorare, mangiare, camminare o guidare senza la chiara consapevolezza di ciò che si sta facendo.
In questo modo, il pericolo è di perdersi una buona parte della propria vita e di sviluppare maggiormente alti livelli di stress.
Jon Kabat-Zinn, professore di medicina, fondatore e direttore della clinica per la riduzione dello stress dell’università del Massachusetts, afferma che, ormai, lo stress è una condizione abituale di vita: toglie le energie, mina la salute, rende più vulnerabili agli attacchi di panico, alla depressione e alle malattie. Da anni insegna, all’interno della clinica, a una vasta popolazione di persone, con diverse tipologie di stress fisico o psicologico, a riprendere contatto con sé stessi, con la modalità del ‘non fare’. Sì, in quel non fare delle pratiche meditative, c’è tutto quello che non riusciamo mai a fare: ascoltarci e attivare la modalità dell’essere. Swami Sivanandha ci fa riflettere sulla connessione tra realtà mentale e azione: “L’uomo semina un pensiero e raccoglie un’azione; semina un’azione e raccoglie un’abitudine; semina un’abitudine e raccoglie un carattere; semina un carattere e raccoglie un destino”.
Il metodo mindfulness - le cui tecniche affondano le radici nella tradizione buddista, ma sono applicabili in qualsiasi contesto e orizzonte spirituale - non consiste in una serie di aride prescrizioni, ma insegnano a servirsi dei punti di forza che ciascun individuo possiede per contrastare tutti questi disturbi provocati o connessi con una condizione di stress. Il percorso della meditazione approda a una profonda consapevolezza che apre la mente a un modo nuovo e più sereno di pensare alla salute e alla malattia, al lavoro e alla vita di relazione. La modalità dell’essere, quella consapevole, permette di tornare pienamente coscienti della propria vita; fornisce la capacità di fare il punto con sé stessi, di tanto in tanto, in modo da compiere scelte intenzionali. La meditazione di consapevolezza, libera più tempo di quanto non ne richieda per svolgere le sue pratiche. Questo perché, diventando più consapevoli dei propri automatismi e di sé stessi, si torna ad allineare le proprie intenzioni con le azioni, invece di lasciarsi sviare di continuo dai propri automatismi; si impara a smettere di sprecare inutilmente il tempo ripercorrendo le abitudini di pensiero e di azione che hanno perso la loro utilità. Significa, anche, ridurre la probabilità di ritrovarsi a lottare troppo a lungo con obiettivi che sarebbe più saggio lasciar perdere per un po’. Si torna a essere pienamente vivi e consapevoli.
Attualmente il metodo Mindfulness si è diffuso anche in Italia, sono sorti centri specializzati e le pratiche vengono integrate all’interno di percorsi psicoterapici da professionisti adeguatamente formati.

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n. 10 / Dicembre 2017

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