Il rapporto tra musica e dislessia

Il rapporto tra musica e dislessia

Come la musicoterapia orchestrale compensa i deficit di lettura
Lo studio del canto o di uno strumento è di grande aiuto: sviluppa un ‘circuito cerebrale’ comune a parole e note
di Carmen Battiante Con la collaborazione
delle psicologhe Ilenia Falcone e Antonia Castriotta

“La dislessia non è un deficit di intelligenza, sensoriale o neurologico e non è legata a problemi ambientali o psicologici, sebbene contribuiscano alla sua gravità. La dislessia è un disturbo determinato da un’alterazione neurobiologica, ovvero una disfunzione nel funzionamento di alcuni gruppi di cellule deputate al riconoscimento delle lettere-parole e il loro significato. Fino al secolo scorso, quando tali difficoltà erano attribuite al poco impegno dei ragazzi, si riteneva che tale disturbo fosse più che altro una “scusa”. La dislessia si accompagna spesso alla disortografia e discalculia, disturbi che interessano uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo), lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. In particolare, la dislessia riguarda le abilità di letto-scrittura, per le quali il bambino non riesce mai ad ottenere l’automaticità: può leggere e scrivere, ma solo impegnando al massimo le sue capacità, per cui si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara.
Altre difficoltà correlate al disturbo dislessico sono scarsa e/o intermittente capacità di concentrazione, scarsa memoria a breve termine, scarsa coordinazione e inadeguata organizzazione delle proprie attività. Negli ultimi 20-30 anni la dislessia è stata ampiamente studiata e si è giunti alla conclusione che essa abbia basi biologiche. I vari studi si sono concentrati sia sul fattore genetico che sul malfunzionamento di alcune aree del cervello, dimostrando che la dislessia è da attribuire a leggere deficienze del cervelletto, in quanto la simmetria dei plana temporali rende l’emisfero sinistro proporzionalmente debole, mentre quello destro è proporzionalmente efficiente, e ciò spiega come mai nei dislessici non ci sia equilibrio nelle abilità.
Tutti conoscono gli innumerevoli poteri della musica ma forse pochi sanno che essa può essere d’aiuto nel trattamento di un disturbo come la dislessia. Lo studio del canto o di uno strumento può avere effetti portentosi su un bambino dislessico, poiché le aree del cervello che entrano in gioco quando viene eseguito un brano musicale risultano essere più sviluppate delle altre e si contraddistinguono per un più alto numero di cellule nervose. Di recente un gruppo di ricercatori ha appurato che i musicisti per leggere un testo, al contrario delle altre persone, utilizzano le stesse aree abitualmente coinvolte per leggere un pentagramma. La ricerca è stata effettuata su un campione di 30 soggetti, 15 musicisti professionisti e 15 persone senza alcuna conoscenza musicale specifica. I soggetti sono stati sottoposti ad una tomografia elettromagnetica. Dall’analisi è risultato evidente che, nella lettura delle note e delle parole, nel cervello dei musicisti vi è il coinvolgimento di regioni appartenenti ad entrambi gli emisferi cerebrali, mentre nei non musicisti vengono attivate unicamente zone specifiche dell’emisfero sinistro. La scoperta potrebbe risultare utile per aiutare i bambini dislessici in cui la regione cerebrale normalmente deputata all’analisi visiva delle parole si attiva in modo atipico o insufficiente. Il coinvolgimento di entrambi gli emisferi per i bambini dislessici potrebbe, infatti, ovviare al deficit della regione cerebrale normalmente attivata nell’analisi visiva delle parole. “Lo studio della musica – sostengono i ricercatori – potrebbe aiutare a sviluppare un circuito cerebrale comune a parole e note, contribuendo così a compensare i deficit di lettura.”

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n. 10 / Dicembre 2017

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