Quando cambiare fa rima con osare

Quando cambiare fa rima con osare

Siamo disposti a metterci in gioco per raggiungere i nostri scopi?
Comprendere come affrontare al meglio la vita in varie circostanze, mettere in atto le mosse migliori in linea con i nostri obiettivi e scopi
di Debora Penna

Quante volte abbiamo cercato di modificare qualche aspetto della nostra vita, per migliorarne la salute fisica o il benessere psicologico? Ci si prova con tutte le buone intenzioni e con un discreto entusiasmo iniziale. Poi, però, alcuni non raggiungono il loro obiettivo e tendono a procrastinare la scelta di cambiare quella vecchia abitudine dannosa: “So che devo farlo, ma non ci riesco”.
Ci si frustra perché non si riesce ad avere uno stile di vita sano, a mettere fine a un rapporto che ci fa soffrire, a fare qual viaggio tanto sognato, a causa, ad esempio, della paura di prendere l’aereo. Tutto ciò con grandi ripercussioni sull’autostima che, al contrario, si nutre quando raggiungiamo e teniamo presente i nostri scopi.
Una delle massime autorità sulla psicologia giapponese negli USA, Gregg Krech, spiega che, secondo le scritture zen, esistono quattro tipi di cavallo: il primo è il migliore, perché obbedisce alla volontà del cavaliere prima ancora di vedere l’ombra della frusta; il secondo reagisce non appena sente la sua voce o vede l’ombra della frusta; il terzo si mette a correre quando avverte il dolore della frusta sulla pelle; il quarto si muove solo quando il dolore gli penetra fino nel midollo delle ossa.
Quando si tratta di passare all’azione, che tipo di cavallo siete? L’importante non è essere il cavallo migliore, ma comprendere come affrontare al meglio la vita: circostanze, emozioni, famiglia, malattie, difficoltà, delusioni. Comprendere cosa fare, quando e come farlo al meglio delle proprie possibilità senza che arrivi la ‘frusta’ alle spalle. La vita si vive ogni giorno ed è in quel giorno che mettiamo in atto le mosse migliori in linea con i nostri obiettivi e scopi.
Ma come si fa a sapere se quel cambiamento è quello migliore per sé? Chiedersi “Qual è il mio obiettivo? Che tipo di persona voglio essere? Cosa mi piace realmente?” è un ottimo modo per verificare se ciò che si sta facendo è davvero ciò che occorre fare. Proseguendo nello scopo, ci si può autodisciplinare, ma non a scapito della spontaneità e della leggerezza. Il problema è che alcuni sono più inclini alla spontaneità che alla autodisciplina: è abbastanza facile lasciarsi distrarre e molto più difficile concentrarsi su ciò che sappiamo di dover fare. Ma anche quando ciò che si dovrebbe fare è chiaro, emergono le difficoltà, come la paura di non farcela, che alla fine ci blocca, facendoci restare nella zona di sicurezza in cui, nonostante sia dannosa, ci restiamo per paura del fallimento.  
Allora diventa fondamentale familiarizzare con il concetto di “rischio”: viviamo in una società che raccomanda continuamente di non correre rischi, perché sono negativi e pericolosi. Da un lato ciò è vero, il problema nasce quando la ricerca di sicurezza domina tutta la nostra esistenza e non si lascia spazio a nessun rischio, anche a quello di fallire. Se ci pensiamo bene, le azioni che hanno modificato profondamente in meglio le nostre vite sono il risultato di una profonda riflessione e di un cambiamento che implica il rischio; quindi, rinunciare alla sicurezza del momento per ricercare qualcosa che ci migliori, pur correndo qualche rischio. Quanto siamo disposti a osare per raggiungere i nostri scopi? La verità è che non esiste un modo sicuro per farlo. Allora bisogna abituarsi alla paura e all’ansia che accompagnano il percorso di cambiamento, come anche alle insicurezze quando si affronta qualcosa di nuovo. Il rischio più grande è restare fermi, e non c’è età giusta per iniziare ad essere come si vuole essere.
Concludendo con le parole di Lao Tzu: “Un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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