La balbuzie nei bambini

La balbuzie nei bambini

Un problema multifattoriale e legato alla sfera emotiva
Necessario un intervento integrato, a livello logopedico e psicologico

La balbuzie è un disturbo da collocare nella prima infanzia. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si tratta di “un disordine nel ritmo della parola, nel quale il soggetto sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo, a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà”.
E’ una difficoltà che rende timidi, paurosi di sbagliare, tendenti a evitare situazioni sociali, con conseguente peggioramento della qualità della vita. La balbuzie non è ereditaria, si tratta di un problema multifattoriale e legato, in modo principale, alla sfera emotiva. I dati emersi in letteratura, mostrano che sia più corretto parlare di predisposizione. Si riscontra spesso che un figlio balbetti se a balbettare è uno dei genitori: ciò non prova necessariamente che la balbuzie abbia un’origine genetica. Inoltre, il genitore balbuziente rappresenta un esempio anche a livello comportamentale: tra le sue caratteristiche mostra modi di agire ansiosi che, in qualche modo, verranno assimilati dal figlio. Tre specifiche situazioni possono spiegare le cause psicologiche della balbuzie: aspettative eccessive da parte dei genitori nei confronti del bambino, alimentate da domande insistenti e pretese di perfezionismo con molta enfasi all’errore; situazioni di ansia, stanchezza e confusione, che alterano l’equilibrio emotivo del piccolo; il desiderio del bambino stesso di fare bella figura prima di avere le capacità espressive.
Nei primi anni di vita, i bambini inciampano frequentemente sulle parole ma se il bambino, di fronte alle sue normali disfluenze, viene punito, inizierà a provare ansia. Di conseguenza, l’ansia, dovuta alla paura di disapprovazione, si associa al momento di comunicare verbalmente. La paura di balbettare porta a una costante attenzione “sul come si deve dire”, piuttosto che “del cosa dire”. Il bambino che prende consapevolezza di questa difficoltà e dell’importanza della parola nei rapporti sociali, può sviluppare stati d’ansia e insicurezza, manifestando, di conseguenza, l’incertezza nell’esprimersi. Si innesca così il circolo vizioso dell’eccesso di controllo.
Un disturbo multifattoriale necessita di un intervento integrato: a livello logopedico deve ridurre il numero delle disfluenze emesse attraverso delle tecniche specifiche e, a livello psicologico, è necessario aiutare la persona ad affrontare le situazioni temute, anziché continuare a evitarle, attraverso metodi di intervento che influiscono sulle capacità cognitive, emotive e comportamentali.
La terapia della balbuzie, quando si tratta di bambini, è diversificata in base all’età: può essere diretta solo al bambino, solo alla famiglia o a entrambi. I genitori che hanno figli balbuzienti possono seguire alcune regole: non anticipare il loro pensiero, terminando le parole o le frasi che stanno pronunciando; lasciare tutto il tempo di cui hanno bisogno per esprimersi e non mettergli fretta mentre parlano; cercare di parlare usando un tono di voce calmo e lento; fare una domanda alla volta e attendere la risposta prima di fargliene un’altra; non dire mentre balbetta frasi del tipo “fai un bel respiro”, “pensa a quello che devi dire prima di parlare”, “parla bene”, “smettila di balbettare”; rispettare i turni comunicativi.
Durante l’intervento, è importante tenere presente che, per un grande cambiamento, è necessario fare piccoli passi e armarsi di grande pazienza. Soprattutto è fondamentale sentirsi  accettati e rispettati per quello che si è, indipendentemente dalla balbuzie: questo aumenterà la fiducia in sé stessi e l’autoaccettazione.
di Debora Penna

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n. 10 / Dicembre 2017

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