Scuola materna, sì o no?

Scuola materna, sì o no?

L’asilo in Italia non è obbligatorio: la scelta ai genitori
I benefici di un’esperienza collettiva: saper stare con gli altri aiuta a sviluppare sicurezza, autocontrollo, condivisione

La scuola materna in Italia non è obbligatoria e la decisione di mandarvi o meno il proprio figlio, e a quale età, spetta ai genitori. Molto dipende dalla situazione familiare, dal carattere del bambino e dalle scuole disponibili nella propria zona. Non c’è un ideale di scuola materna valido per ogni bambino; ognuno deve trovare quella che più si adatta alle proprie esigenze.
La scuola materna si può frequentare dal momento in cui si compiono i 3 anni. Per il periodo precedente vi sono gli asili nido, aperti per i bambini dai 3 mesi ai 3 anni. Preparazione didattica a parte, la scuola materna insegna al bambino a stare insieme con gli altri, a sviluppare sicurezza, autocontrollo, a giocare condividendo gli oggetti e comprendendo le esigenze altrui, ad avere pazienza; lo indirizza verso la comprensione del tempo e dello spazio, l’organizzazione dei propri ritmi e la cooperazione in generale.
Le opportunità di gioco che la scuola materna offre sono un ottimo incentivo allo sviluppo generale del bambino dal punto di vista fisico, mentale e sociale; ne traggono vantaggio la creatività come la logica, la manualità come la coordinazione motoria e tutta una serie di capacità che i piccoli devono mettere a punto nel corso della prima infanzia.
In questo senso, la scuola materna è molto utile ai bambini con problemi di vario tipo che, se ben seguiti in questi primi anni fondamentali, hanno meno probabilità di incappare in insuccessi futuri e possono superare i disturbi comportamentali che li porterebbero ad avere seri problemi in età adolescenziale.
Il bambino che inizia la sua avventura nella scuola materna necessità di un periodo di inserimento più o meno lungo, durante il quale si abitua gradualmente alla nuova situazione e, quindi, non subisce traumi.
E’ consigliabile portarlo qualche volta in visita alla scuola prima del giorno fatidico, presentargli la maestra, fargli vedere la classe e l’attrezzatura, metterlo al corrente del fatto che a scuola ci sono altri bambini.
Non è, invece, opportuno spingerlo a socializzare subito se non se la sente o costringerlo a qualsiasi situazione che non desideri fare. La visita deve assolutamente essere un momento disteso e sereno.
Durante la prima settimana il bambino andrebbe lasciato per un tempo limitato, da aumentare di giorno in giorno, e la mamma, se le è possibile, dovrebbe fermarsi per aspettarlo o assentarsi per poco tempo.
Una volta che il piccolo si sente sicuro di non essere abbandonato, è pronto per l’inserimento definitivo. Le più o meno serie difficoltà di inserimento, o la loro assenza, dipendono da carattere, maturità, sicurezza del bambino. I maschietti sono in genere più restii a questo passo e piangono di più.
Non c’è, però, una regola generale: ci sono perfino bambini che si inseriscono subito perfettamente e non hanno mai problemi. Anche se il bambino va alla scuola materna, la famiglia continua a esercitare un ruolo fondamentale nella sua educazione.
E’ bene, quindi, interessarsi a ciò che fa a scuola e chiedergli quotidianamente di descrivere le sue esperienze, anche per cercare di mantenere la stessa linea educativa a casa.
E’ probabile che in questo periodo la curiosità del bambino diventi veramente insaziabile. In linea generale i maschietti sono più attivi nei vari giochi e nell’assumersi compiti, mentre le bambine tendono a parlare molto fra loro e confrontarsi. Non è facile dire quale scuola sia adatta a un bambino o un altro; in generale, si tratta di un processo di adattamento reciproco, che insegna ad affrontare i cambiamenti e le difficoltà in modo positivo.
di Debora Penna

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n. 10 / Dicembre 2017

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