Gli aspetti positivi del fallimento

Gli aspetti positivi del fallimento

Uno “schema” sviluppato a causa di familiari molto critici
Il rischio è l’autosabotaggio, strategia “difensiva” ma distruttiva
di Ines Panessa - Psicologa

Le persone che presentano lo schema del Fallimento, in chiave negativa, sono convinte che le loro prestazioni e capacità in vari ambiti della vita quotidiana siano inferiori a quelle degli altri. Si sentono costantemente prive di talento e abilità, inferiori, inadeguate, in altre parole delle fallite.

Anche queste convinzioni, come quelle di altri schemi, possono aver origine da esperienze precoci ed infantili. Alcune volte lo schema si sviluppa a causa di genitori o familiari molto critici  nei confronti dei risultati e delle prestazioni, che ripetevano spesso al bambino che non era capace di fare le cose, che era tonto o maldestro, oppure si limitavano a comportamenti che facevano presupporre tale idea, ad esempio svolgendo loro stessi dei compiti al posto dei figli, piuttosto che insegnare la corretta maniera di svolgere un’attività.

Anche un ambiente in cui vengono fatti continui confronti con ideali più elevati può far insorgere il senso di fallimento. Lo schema del fallimento dà spesso origine ad un brutto circolo vizioso: quello della profezia che si auto-avvera. In altre parole, percependo di non poter raggiungere buoni risultati, la persona spesso si impegna poco in quel che fa, non compie i passi necessari utili, non prende mai l’iniziativa, finendo con l’ottenere realmente un risultato scarso. Il fallimento verrà attribuito alle poche capacità, mentre in realtà è dato dal comportamento passivo della persona. Questo comportamento è molto simile a ciò che viene definito “autosabotaggio”, che è una strategia “difensiva” per non entrare in contatto con la sofferenza legata al fallimento personale.

Quando la nostra mente è impegnata in profonde riflessioni preoccupanti può rimanere “intrappolata” in pensieri negativi, generando il fenomeno della “ruminazione mentale”. La ruminazione è data dal ripetersi di pensieri focalizzati su eventi negativi passati, su stati emotivi spiacevoli o su situazioni future che generano preoccupazione (es. “Perché capitano tutte a me?”, “Perché mi sento così in ansia?”, “E se tutto andrà male?”). La persona rimane bloccata e non si raggiunge una soluzione che possa alleviare il senso di angoscia, pertanto, aumenta lo stato emotivo di ansia, umore depresso, rabbia e lo scoraggiamento, si evitano attività piacevoli, ci si isola dalla vita sociale e si possono sviluppare disturbi mentali (depressione, problemi alimentari, ecc.).

Le forme di ruminazione sono due: la state rumination, focalizzata sul proprio stato emotivo negativo e sulle conseguenze del fallimento; l’action rumination,orientata al raggiungimento di un obiettivo e sui modi possibili per migliorare o recuperare errori passati, in questa accezione, la ruminazione, permette di vivere il fallimento in forma positiva che attiva un processo simile al problem-solving, in cui l’attività mentale ripetitiva si focalizza sui diversi modi per fronteggiare una crisi e creare uno stato mentale utile per la risoluzione di un problema. Secondo alcuni autori, la ruminazione focalizzata sull’azione, volta ad analizzare e correggere recenti fallimenti, dovrebbe produrre esiti positivi in termini di miglioramento della prestazione. La ruminazione può essere, dunque, una risposta umana adattiva che, se utilizzata in modo inappropriato, può risultare controproducente: cercare di comprendere le proprie emozioni o focalizzarsi sulle conseguenze del fallimento sembra non essere vantaggioso. Invece, prendere in considerazione un fallimento appena avvenuto e analizzare ciò che è andato male può essere un modo utile per un apprendimento e per un miglioramento della prestazione: riflettere su cosa è andato male e su come correggerlo può aiutare a trovare strategie alternative, a non ripetere gli stessi errori e a migliorare in futuro.

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n. 10 / Dicembre 2017

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