Meteoropatia: e tu che tempo sei?

Meteoropatia: e tu che tempo sei?

a cura di Ines Panessa, psicologa

Le belle giornate sono conosciute per l’allegria e il buonumore che infondono, mentre quelle più uggiose trasmettono un po’ di tristezza. Spesso il tempo produce sbalzi d’umore, soprattutto nei cambi di stagione e ha un impatto sul nostro stato di salute. È stato dimostrato che esiste un rapporto stretto tra le variazioni climatiche legate al cambio di stagione e le condizioni psicofisiche che riguardano, in misura maggiore o minore, ciascun essere umano. Le ragioni specifiche, relativamente all’arrivo della primavera, per le quali l’essere umano risente di questo cambiamento sono da attribuire all’aumento delle ore di luce e all’aumento della temperatura ambientale.

Queste due variazioni producono effetti anche a livello psichico. Il cambio di luminosità quotidiana, infatti, induce cambiamenti a livello cerebrale e influenza la trasmissione delle sostanze che regolano l’umore, i neurotrasmettitori come, ad esempio, la serotonina. L’innalzamento della temperatura, poi, produce importanti variazioni del metabolismo. I sintomi e gli indicatori di una sindrome stagionale/primaverile sono la stanchezza, il malessere generalizzato, la perdita di concentrazione, l’irritabilità, l’aggressività e l’ansia. Si annoverano tra questi sintomi anche una serie di modificazioni delle abitudini nel ritmo sonno-veglia a livello quantitativo e qualitativo), del peso/appetito e delle attività sociali e lavorative. Tale condizione sintomatica è definita SAD (Season Affective Disorder) o Disturbo Affettivo Stagionale, si riferisce ad un disturbo dell’umore e dell’affettività la sua peculiarità è proprio il periodo in cui essa si verifica, ossia nelle transizioni stagionali. È dimostrato, inoltre, dal punto di vista fisiologico, il condizionamento dell’aumento delle ore di luce e della sua intensità sul nostro corpo, infatti questo semplice cambiamento ambientale porta ad una maggiore produzione di cortisolo (il cosiddetto “ormone dello stress”), che l’organismo secerne per far fronte all’aumentato fabbisogno di energia che segue la fine dell’inverno e l’allungamento del periodo di luce giornaliero. Oltre al cortisolo, aumenta la produzione di melatonina e la serotonina in circolo, determinando variazioni biochimiche brusche che possono portare all’aumento dell’attivazione fisiologica, la quale provoca un maggiore disagio nei soggetti che già soffrono di ansia.


I soggetti nei quali l’attivazione di base è già importante sono esposte ad una maggiore reattività stimolata dalle alterazioni biochimiche indotte dal cambio di stagione, indipendentemente dal fatto che soffrano di un disturbo d’ansia. In linea generale chi si trova a disagio in questi momenti di passaggio può intervenire sullo stimolo della luce usando occhiali da sole e abbigliamento non eccessivamente caldo, ad esempio. Inoltre, è importante promuovere l’attività fisica all’aria aperta e prediligere una corretta alimentazione, preferendo frutta, verdura e acqua ad alimenti eccessivamente calorici. Chi soffre già di un disturbo d’ansia non deve sottovalutare il fatto il malessere può dipendere da ciò che succede nel proprio corpo e che quindi non c’è motivo di spaventarsi o di pensare ad un peggioramento stabile dell’ansia. È importante valutare la possibilità di un supporto psicologico per capire se tali sintomi sono il segnale di un disturbo latente causato da altri fattori e che il cambio stagionale ha messo in evidenza.

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n. 10 / Dicembre 2017

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