L’ossessione di non amare abbastanza

L’ossessione di non amare abbastanza

Disturbo ossessivo compulsivo da relazione
Incapacità di tollerare i segni di incertezza del partner: quando l’insicurezza dei sentimenti diventa patologia
di Ines Panessa

Doc da relazione è il nome che viene attribuito al Disturbo Ossessivo Compulsivo nella variante centrata sulle relazioni sentimentali. Una delle caratteristiche del disturbo è rappresentata dal fatto che, chi lo vive, non riesce a decodificare i suoi sintomi. Infatti è normale che una persona abbia dubbi sul proprio partner o sulla relazione durante un rapporto sentimentale, fa parte della naturale evoluzione del rapporto.

Però, per alcune persone, questi dubbi legittimi diventano molto forti ed invalidanti e causano profonda angoscia. In questi casi può svilupparsi il Doc da relazione. Difficile da individuare, perché le persone tendono a focalizzarsi sugli aspetti relazionali, mentre il problema reale è l’aspetto ossessivo ed è questo che deve essere riconosciuto. Pensando al quadro sintomatico di questo disturbo bisogna pensare a quanto ognuno di noi si porti dentro la favola del “vero amore” e di quanto siano forti questi condizionamenti. Il disturbo in atto se ne serve quotidianamente di questa distinzione tra mondo mentale e mondo reale dove invece le cose stanno in un modo tutto diverso. A questo punto si incastra la logica del disturbo ossessivo compulsivo. Il cervello è costantemente in cerca di eventi a cui associare la frase “se questo fosse vero amore non avrei dovuto sentirmi così”.

Uno dei segni più comuni di questa difficoltà è l’incapacità di tollerare il minimo segno di incertezza. Il soggetto deve sapere con certezza cosa è successo, cosa pensa, cosa sente, cosa ha visto. Il non saperlo certamente è fonte di ansia. Il pensiero è dicotomico, ossia appena sorge il dubbio che la relazione possa non andare bene, subentra il pensiero estremo e  la certezza che andrà a rotoli (“se non penso tutto il meglio di lui, allora non lo amo voglio lasciarlo”). Altra importante caratteristica è rappresentata dai pensieri ossessivi: giorno e notte ci si chiede se quello che si prova è vero amore o no. Sono previste liste di pro e contro su svariati aspetti dell’altra persona (notare l’aspetto “logico” e “razionale” che prevale sul modo spontaneo di vivere la relazione) quali: aspetto fisico, difetti fisici, moralità, capacità sociali, personalità e ancora.. “e se lei non fosse truccata bene? Se non provassi piacere nel vederla? Se sentissi la fitta d’ansia?” Ovviamente la razionalizzazione di queste ansie crea angoscia.

È presente il senso di colpa rispetto a come ci si dovrebbe sentire realmente nella relazione, “forse non lo amo quanto mi ama lui, sono orribile”, misto a dubbi ossessivi continui ed incessanti: “mi attrae o lo vedo brutto”, “lo amo o non sento niente” sono tutti dubbi classici ai quali viene dato continuamente una risposta che viene poi smentita alla prima sensazione “reale”, per poi essere nuovamente messa in dubbio. Compaiono nel disturbo aspetti razionali sulle sensazioni fisiche ed emotive  (che in generale giacciono sotto uno strato soffocante e perdurante di ansia). Il supporto dello psicologo è importante per essere accompagnati in un viaggio attraverso le emozioni in grado di spegnere con un “interruttore” la produzione dei pensieri (che invece vengono rinforzati cercando di pensare ancora di più a come risolvere il problema) e giungere alla risposta che rende in assoluto più felici.

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n. 10 / Dicembre 2017

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