Quando il problema è relazionarsi

Quando il problema è relazionarsi

Fobia sociale, cos’è e come si manifesta
Il timore principale è di sentirsi giudicati “inadeguati” Può causare palpitazioni, tremori, attacchi di panico
di Debora Penna

La paura intensa di trovarsi in una situazione sociale, soprattutto non conosciuta, o la paura di eseguire prestazioni non all’altezza delle aspettative, da cui possa derivare un giudizio altrui negativo: sono le manifestazioni che caratterizzano il disturbo d’Ansia Sociale, detto anche Fobia Sociale. Le persone che soffrono di questo significativo disagio psicologico temono costantemente di dire o fare cose inadeguate o imbarazzanti oppure di mostrare agli altri i segni della propria agitazione. Il timore centrale è quello di sentirsi giudicati ansiosi, impacciati, stupidi o inadeguati; questo timore può essere così forte da produrre sensazioni di disagio molto intense (palpitazioni, tremori, sudorazione, malessere gastrointestinale) che possono provocare veri e propri attacchi di panico. Le situazioni che scatenano ansia sociale sono di varia natura (feste, riunioni di lavoro, conoscere nuove persone) e la fobia può essere specifica se si manifesta solo in alcuni contesti o generalizzata se si esprime nella maggioranza delle situazioni sociali. Spesso si accompagna ad altri disturbi, come la depressione e la dipendenza da sostanze che, grazie alla loro azione disinibente, aiutano ad alleviare l’ansia che origina dal confronto con le situazioni temute.

I modelli cognitivi-comportamentali che cercano di spiegare l’origine e il mantenimento della Fobia Sociale evidenziano il ruolo dei processi di autovalutazione negativa, dell’ansia anticipatoria e della valutazione a posteriori dell’evento sociale. La caratteristica centrale di questa fobia è il forte desiderio di dare una buona impressione di sé agli altri, accompagnato da una grossa insicurezza sulla sua riuscita. Quando i fobici affrontano una situazione sociale la giudicano pericolosa, temono di correre il rischio di agire in modo inaccettabile, pensano che questo avrà conseguenze drammatiche per il loro status sociale e che saranno rifiutati e umiliati. Il timore non è solo il giudizio esterno, ma anche quello che l’individuo ha di sé: questi giudizi di pericolo attivano un processo d’ansia che consiste in cambiamenti fisiologici, cognitivi, emotivi e comportamentali. Tali sintomi di ansia costituiscono ulteriori fonti di pericolo, poiché sono considerati come minacce per la propria capacità e per l’opinione di sé, conducendo ad un aumento dell’ansia e al mantenimento del problema. Per evitare le conseguenze temute, il fobico sociale utilizza comportamenti protettivi che in realtà perpetuano l’ansia e le credenze dell’individuo di essere valutato negativamente (ad esempio, ripetere mentalmente cosa dire prima di parlare, cosa che rende più difficile la conversazione).

Tali comportamenti possono influenzare direttamente l’interazione con gli altri, facendo apparire meno spontanei e amichevoli. Inoltre, diversi studi evidenziano che persone con Fobia Sociale mostrano una notevole tendenza al perfezionismo disadattivo, che comprende l’eccessiva preoccupazione di commettere errori, il dubbio riguardo le proprie azioni, alti standard personali. In definitiva, è il modo in cui il fobico ritiene di apparire agli altri che influenza il suo comportamento. La fobia sociale è una condizione che, se non adeguatamente trattata, può interferire seriamente con le relazioni interpersonali, le prestazioni scolastiche e lavorative, determinando un significativo scadimento della qualità di vita. Nell’intervento terapeutico è fondamentale guidare il soggetto ad esporsi alle situazioni sociali temute, quindi rompere il circolo vizioso perpetuato dagli evitamenti e dai comportamenti protettivi. Inoltre, appare decisiva la capacità di modulare le proprie reazioni emotive attraverso un diverso modo di pensare meno disfunzionale. La “ristrutturazione cognitiva” è un processo mentale cosciente, che permette di esaminare pensieri, emozioni e comportamenti legati a particolari eventi e di produrre una nuova valutazione degli eventi stessi, che sia più funzionale e costruttiva agli scopi dell’individuo.

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n. 10 / Dicembre 2017

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