Quando la sessualità non è piacevole…

Quando la sessualità non è piacevole…

Può minare il benessere della persona e della coppia
Molto spesso si tratta di disfunzioni di origine psicologia, le ‘cause organiche’ riguardano un numero limitato di casi

Vivere in modo soddisfacente la sessualità è un aspetto importante per il benessere della persona e della coppia. Può succedere che difficoltà in tale ambito non siano adeguatamente affrontate, mantenendo e amplificando il problema e facendolo perdurare nel tempo, con tutta una serie di conseguenze spiacevoli.
Nelle donne, tali disturbi possono essere di diversa natura: innanzitutto, per definirli tali, bisogna escludere che essi possano essere attribuiti ad un altro disturbo psicologico in corso (ad esempio, alla depressione), a malattie fisiche in corso, interventi chirurgici o all’assunzione di determinati farmaci o sostanze. Col passare del tempo, le prove a favore di un’origine prevalentemente psicologica della disfunzione sessuale femminile si stanno moltiplicando, e le così dette ‘cause organiche’ sembrano ormai in grado di spiegare solo un numero molto limitato di casi.
Il ciclo della risposta sessuale femminile si suddivide in 5 fasi: Desiderio > eccitazione > plateau > orgasmo > risoluzione. Ogni fase è legata alla successiva, generando di volta in volta un effetto di potenziamento o di inibizione.
Al centro di tutto il processo si pone il piacere, che tipicamente accompagna, amplifica e colora in senso erotico ogni fase del ciclo della risposta sessuale. In ogni fase del ciclo della risposta sessuale si possono evidenziare ostacoli che interferiscono o interrompono la naturalezza del processo.

di Debora Penna

Difficoltà importanti nelle prime fasi del ciclo di risposta sessuale possono persino interromperlo completamente.
Esistono, poi, i disturbi sessuali che si verificano durante il coito e non, ossia i disturbi da dolore sessuale: vaginismo, dispareunia, vulvodinia.
I disturbi presenti nella sessualità femminile non si esauriscono completamente e facilmente in queste classificazioni. Esistono infatti, problemi più sottili da identificare, anche da parte delle donne stesse, ma che non di meno sono piuttosto diffusi e compromettono una piena serenità ed espressività della vita sessuale e affettiva femminile.
Alcuni tra i più rilevanti e frequenti possono essere: sentimenti di inadeguatezza rispetto alla femminilità e all’aspetto fisico; difficoltà di abbandono e nel prendere l’iniziativa; repressione o scarsa consapevolezza dei propri desideri; presenza di sensi di colpa inopportuni; disturbi della dimensione del piacere, quindi non specificamente sessuali.
Molto importanti sono anche le seguenti aree problematiche: difficoltà sessuali del partner che si riflettono sulla donna e nell’armonia della coppia; problemi relazionali della coppia, che si riflettono sulla vita sessuale di uno o di entrambi i membri della coppia.
Generalmente, la prognosi delle disfunzioni sessuali è molto buona: con le terapie sessuali brevi si ottengono elevati tassi di successo in tempi ridotti.
È stato dimostrato che i migliori risultati derivano proprio dall’applicazione di tecniche comportamentali per ogni specifico disturbo, combinate con una ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali legati al sesso e, talvolta, in associazione con la somministrazione appropriata di farmaci.
Tali tecniche consistono in esercizi volti ad ottenere un ri-addestramento graduale alle abilità compromesse. Si tratta di esercizi da svolgere ‘passo-dopo-passo’ individualmente o, preferibilmente, in coppia.
In conclusione, le problematiche sessuali femminili vanno considerate secondo una prospettiva integrata, prendendo in considerazione tanto l’aspetto biologico quanto quello psicologico.
Vanno, quindi, analizzate le diverse aree della vita della donna, che permettono di identificare il significato della difficoltà che viene presentata.

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n. 10 / Dicembre 2017

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