Tutte le facce del bullismo

Tutte le facce del bullismo

L’aspetto omotransfobico e le sue drammatiche conseguenze. Può portare a conseguenze gravissime: dalla depressione al suicidio. Nell’esito più drammatico, le statistiche raddoppiano nei casi GLBT
a cura di Giovanni Papa, Tiziana Carella e Claudia Girardi (*)

Il bullismo è un fenomeno socio-relazionale caratterizzato da oppressione psicologica, fisica o verbale, perpetrata da un bullo (ossia colui che mette in atto aggressioni e prevaricazioni) ai danni di una vittima (colei che subisce e viene perseguitata). Da uno studio della SIP (Società Italiana di Pediatria) emerge che nel 2012 la percezione dell’incidenza degli atti di bullismo tra i ragazzi delle scuole medie è stata di circa il 53%. Si manifesta in età compresa tra i 7 e i 16 anni e sembra diminuire con l’avanzare dell’età. Che differenza c’è rispetto ai semplici conflitti che possono esserci tra coetanei? L’intenzionalità del bullo di far male all’altro; la mancanza di compassione; la ripetitività e la frequenza degli episodi oltre alla differenza di potere tra il bullo e la vittima. I conflitti, invece, di solito terminano con un confronto e una conseguente negoziazione delle parti.
Tra le varie tipologie di bullismo, esistono le varianti omofobica e transfobica. L’omofobia corrisponde al complesso di reazioni di ansia, rabbia, paura e avversione nei confronti dell’omosessualità che si sviluppa a partire da stereotipi e pregiudizi e si manifesta in atti di prepotenza e abuso rivolti a persone omosessuali o individui percepiti come tali. La transfobia, invece, si avvicina all’omofobia ma è rivolta a persone che sfidano i ruoli di genere (transgender) e alle persone transessuali. Perché esistono questi fenomeni? Gli individui hanno il “naturale” bisogno di definire cosa è normale e cosa è deviante o patologico. Nel bullismo omotransfobico l’etichetta dell’altro come diverso serve a proteggere la propria identità e a sentirsi adeguati rispetto agli standard socioculturali sul genere e l’orientamento sessuale, a sentirsi inclusi nel gruppo dei pari e a dare prova pubblica della propria normalità, che in tal caso corrisponde all’eteronormatività.
Ma perché è un fenomeno così preoccupante? Innanzitutto le conseguenze sulle vittime possono essere molto allarmanti, tra esse: la perdita di sicurezza e di fiducia, la perdita di autostima, uno scarso rendimento scolastico, il rifiuto della scuola e l’assenteismo oltre a difficoltà di concentrazione. Ma non è tutto. Possono manifestarsi conseguenze ancor più gravi per chi subisce, tra cui: depressione, aggressività, autolesionismo, ansia sociale, attacchi di panico, disturbi psicosomatici e, nei casi più estremi, condurre al suicidio, esito che vede le statistiche raddoppiare in caso di soggetti GLBT.
Anche la figura del bullo ha delle peculiarità. Di solito i prevaricatori sono bambini o ragazzi tendenzialmente più aggressivi dei loro coetanei e che finiscono con il mettere in atto comportamenti violenti che perdurano nel tempo. Inoltre i bulli sembrano prediligere valori diversi rispetto ai coetanei, quali successo, ricchezza e dominanza. Il bullismo omotransfobico si differenzia da quello comunemente inteso per il fatto che la vittima può incappare in difficoltà maggiori nel chiedere aiuto agli adulti dal momento che le prepotenze riguardano una dimensione molto intima, la sessualità, e la denuncia delle violenze porrebbe ancora più attenzione su di essa. Inoltre, un bambino o adolescente vittima di tale forma di bullismo difficilmente può contare sul sostegno e la protezione dei suoi compagni che, preoccupati di poter venire etichettati a loro volta come “diversi”, tendono a mantenere le distanze dalla vittima.
Una ulteriore implicazione di questo e altri tipi di bullismo è la sua diffusione attraverso i social media: il cyberbullismo, caso in cui la vittimizzazione assume connotati ancor più insidiosi poiché i bulli possono restare nell’anonimato ed eludere qualsivoglia provvedimento disciplinare ed educativo.
E noi, tutti, cosa possiamo fare di fronte a questo fenomeno? Oltre a favorire l’educazione alle differenze, sarà importante agire precocemente sulle competenze emotive dei protagonisti, al fine di generare una reciprocità affettiva nei conflitti tra bulli e vittime.

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n. 10 / Dicembre 2017

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