Nella trappola del “Gender”: cosa c’è di vero

Nella trappola del “Gender”: cosa c’è di vero

Nelle nubi della disinformazione, coinvolta anche l’OMS

Da non confondere con studi di genere nati per valorizzare le differenze e sostenere che “sesso” e “genere” sono due concetti distinti e separati

di Giovanni Papa, Tiziana Carella e Claudia Girardi 


Teoria del Gender. Molti di voi ne avranno sentito parlare in questi ultimi mesi. “Attenzione ai vostri bambini”, “Masturbazione e travestimenti nelle scuole”, “Non esisteranno più differenze tra maschi e femmine”: questi alcuni tra i tanti allarmanti slogan che dilagano. Facciamo, invece, un po’ di chiarezza su questa campagna di disinformazione sulla questione gender. Cominciamo col dire che la Teoria del Gender non esiste. Ciò che esiste, invece, sono gli studi di genere nati per valorizzare le differenze tra le persone. Essi sostengono che “sesso” e “genere” sono due concetti distinti. Con il primo intendiamo il sesso biologico (maschio/femmina); con il secondo, invece, ci si riferisce alle differenze socialmente costruite tra uomini e donne, le quali, quindi, non dipendono affatto dalle differenze fisiche tra maschi e femmine. Va da sé che il tentativo di creare un’ideologia del gender stravolge il senso di questi studi che non mirano affatto ad annullare le differenze tra i sessi, ma a valorizzarne le infinite possibilità di espressione. Si pensi a tutte le donne che svolgono mestieri tipicamente “maschili” o a uomini amanti della cucina. All’interno di questa campagna di disinformazione, inoltre, è stata coinvolta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità in qualità di promotrice di corsi di educazione sessuale nelle scuole volti a insegnare le pratiche sessuali a bambini molto piccoli. Quel che c’è di vero, invece, è che l’OMS ha ritenuto opportuno inserire nei programmi scolastici un’educazione adeguata ad ogni fascia d’età che veicoli informazioni corrette sulla sessualità nel ciclo di vita. Quindi, ai bambini molto piccoli non si insegnerà la pratica della masturbazione, come si vuol far credere, ma l’obiettivo educativo sarà la conoscenza dei segnali del proprio corpo e delle emozioni ad essi associati, insegnando loro a riconoscere possibili indicatori di malessere fisico e psicologico e a tutelarsi rispetto agli abusi. La letteratura scientifica sostiene come molto spesso i bambini abusati non sappiano distinguere l’affetto da attenzioni inadeguate e moleste, rimanendone vittime. È stato anche detto che esistano “corsi gender” che intendono rendere i ragazzi omosessuali, spingerli a cambiare sesso e che sostengano che l’omosessualità sia una scelta. In realtà, esistono corsi di educazione sessuale e affettiva che mirano a far conoscere la complessità dell’identità sessuale (formata da identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale), a chiarire che l’omosessualità non è una patologia e tantomeno qualcosa che si può scegliere ma una naturale variante del comportamento umano, a spiegare che l’identità psicologica può non coincidere con il sesso biologico. Dunque, tali progetti intendono ridurre le discriminazioni legate a differenti orientamenti sessuali e identità di genere, prevenendo forme di bullismo, a favore della diffusione di una cultura del rispetto dell’altro e delle differenze individuali. Le ricadute positive ad ampio raggio di questi progetti sono la diminuzione di casi di discriminazione, a beneficio del benessere psicologico delle persone omosessuali, transessuali e delle loro famiglie.

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n. 10 / Dicembre 2017

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