Giovani a rischio “aggressività”

Giovani a rischio “aggressività”

Azioni di opposizione e ribellione celano solo paura
Non è incontrollabile: bisogna (ri)partire dai comportamenti
di Ines Panessa

La nostra è una generazione di giovani e di adolescenti che sembra non avere riferimenti e valori, questo mette in luce l’assenza di progetti per il futuro e di regole nella vita di tutti i giorni. Questo particolare fa perdere i giovani nella ricerca di situazioni e comportamenti fuori dalle norme, confrontandosi con il limite estremo, il rischio non calcolato, l’esagerazione. Alcuni di questi comportamenti sono il bullismo, la cattiva educazione nei confronti degli adulti, la disobbedienza, i comportamenti di provocazione e violenza e devianza.

Dietro il comportamento aggressivo c’è la paura, e per difendersi dalla paura si attuano comportamenti sbagliati attraverso azioni di opposizione e ribellione, violenza, distruzione (come gli adolescenti che incendiano i cassonetti).
I comportamenti aggressivi umani fanno parte della natura umana. L’uomo sopravvive grazie alla sua capacità di ragionamento di fronte ai problemi e l’aggressività dovrebbe servire solo per riuscire ad imporsi. L’aggressività non è incontrollabile. Per imparare a controllarla bisogna cominciare dai comportamenti.

L’aggressività è dentro di noi ed è fuori di noi, nei luoghi pubblici, per strada, a scuola, in discoteca, nel gruppo di amici o anche solo tra due persone. Influenza comportamenti e modi di pensare.
Autocontrollo e regole sociali hanno il compito di guidarla verso un uso che possa servire in modo civile. Ma quando si impara l’autocontrollo   quando si imparano i limiti sociali? Il momento di maggior apprendimento dell’uomo è senza dubbio l’età infantile e quella adolescenziale. In questi periodi della vita il giovane è più disponibile ad apprendere ed eventualmente a cambiare i propri comportamenti sbagliati. Gli insegnamenti provengono dal mondo adulto, che trasmette le regole con esempi pratici nella vita di tutti i giorni.

Il disagio giovanile non è una caratteristica dei giovani d’oggi, ma è la manifestazione di una vita problematica di una piccola parte di loro (abuso e dipendenza da droghe, anoressia, bulimia, assenza di rispetto delle regole, problemi con i compagni, problemi familiari), una vita problematica tipica di ogni epoca. Un esempio di aggressività è il bullismo, ovvero un insieme di comportamenti in cui qualcuno ripetutamente fa o dice cose per avere potere su un’altra persona o per dominarla. È un tipo di azione persistente, individuale o collettiva, caratterizzata dall’intenzione di far del male e dalla mancanza di compassione. Il bullo trova piacere nell’insultare, nel picchiare o nel cercare di dominare la “vittima” e continua anche quando è evidente che la vittima sta molto male o è angosciata. Rappresenta quindi una forma di oppressione in cui chi subisce sperimenta una condizione di profonda sofferenza, di grave svalutazione della propria identità, di crudele emarginazione dal gruppo.

Oltre ai comportamenti aggressivi nel mondo giovanile, si parla anche dei comportamenti a rischio come l’uso di droghe, l’abuso nel gioco, la velocità e la guida spericolata, comportamenti irrispettosi nei confronti delle persone e degli adulti, comportamenti trasgressivi in discoteca e nei luoghi pubblici, assenza di rispetto delle regole e comportamenti distruttivi in generale. Per combattere questi comportamenti è necessario avere un certo dialogo con gli adulti che possono aiutare i giovani e parlarne nei posti maggiormente frequentati da loro dove possano trovare una guida come ad esempio la scuola e l’insegnante, la parrocchia e il catechista. Fondamentale risulta essere allora la scuola, dove l’adolescente passa buona parte della propria quotidianità, in grado di fornire sostegno sociale (soprattutto grazie alle relazioni con i pari e con gli insegnanti), di favorire nell’adolescente competenza, autonomia e coinvolgimento.

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n. 10 / Dicembre 2017

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