Il lato oscuro del web

Il lato oscuro del web

Cyber bullismo, le insidie della rete
Con il file-sharing, oggi, siamo tutti vulnerabili
Come colmare il gap della “Distanza sociale”
di Ines Panessa

Con il termine cyber bullismo o bullismo online si indicano quegli atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come l’e-mail, le chat, i blog, i telefoni cellulari, i siti web o qualsiasi altra forma di comunicazione riconducibile al web che è arrivato a rappresentare circa un terzo del bullismo totale. Si presenta in una forma diversa, ma anche quello su internet è bullismo: far circolare delle foto spiacevoli o inviare e-mail contenente materiale offensivo può far molto più male di un pugno o un calcio.

Esistono vari tipi di cyber bullismo:
Flaming: messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
Cyber-stalking: molestie e denigrazioni ripetute, persecutorie e minacciose mirate a incutere paura.
Molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.
Denigrazione: “sparlare” di qualcuno per danneggiare la sua reputazione, via e-mail e messaggistica instantanea.
Sostituzione di persona: farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
Rivelazioni: pubblicare informazioni private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
Inganno: ottenere la fiducia di qualcuno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per ferirla.

Molti cyber-bulli agiscono in maniera aggressiva e violenta perché desiderano avere visibilità e fanno di tutto perché il loro atto venga conosciuto e reso pubblico. Più il comportamento violento del bullo viene conosciuto, e più che il bullo ottiene ciò che desidera. Il cyber-bullo agisce non tanto per esercitare una violenza su qualcuno, bensì per attrarre su di sé tutte le attenzioni possibili: con la metodologia del file-sharing oggigiorno è sempre più facile che un video o una notizia venga a conoscenza di tutto il popolo della Rete. Per prevenire il fenomeno si devono educare gli adolescenti e tutti quei giovani che navigano su Internet a riflettere che, prima o poi, una persona a cui si tiene molto, verrà a conoscenza del comportamento deviante messo in atto e deve essere consapevole che può essere rintracciato.

E’ quindi essenziale che la figura dei genitori. Il cyber-bullo, infatti, non è altro che un soggetto che indossa una sorta di maschera virtuale, e che sfrutta questa nuova situazione per compiere dei comportamenti disinibiti e aggressivi. E’ importante sottolineare che non solo il bullo ha l’impressione di essere invisibile, ma anche che è la stessa vittima ad apparire tale: entrambi, infatti, assumono identità virtuali e nicknames. Se da una parte perciò il bullo si crede invisibile e quindi non accusabile e non scopribile, dall’altra parte la vittima appare come un’entità semi-anonima e non dotata di emozioni o sentimenti. Mancano cioè, nel rapporto tra cyber-bullo e cyber-victim, tutta quella serie di feedback che fanno capire al bullo che la vittima sta soffrendo. A tal riguardo gli studi di psicologia sociale hanno stabilito che la “distanza sociale” possa essere la causa di atti violenti e orribili; “distanza sociale” che negli scambi comunicativi eseguiti tramite computer viene amplificata. Conseguentemente il bullo non riesce a capire che il dolore, la frustrazione, l’umiliazione, generata nei confronti della vittima sono tutti dei sentimenti reali. E’ necessario, in questi casi o simili, chiedere aiuto alle figure di competenza (genitori, educatori, polizia, polizia postale, insegnanti) in modo da porre fine ad una difficoltà che potrebbe diventare ingestibile.

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n. 10 / Dicembre 2017

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