Il freddo e le conseguenze sul piede

Il freddo e le conseguenze sul piede

Ipercheratosi, calli e occhio di pernice: attenzione alle scarpe strette
Le temperature invernali, poi, causano i “geloni”: trascurarli può portare a ferite, infezioni e ulcere
di Graziana Muti

L’imminente arrivo del freddo e l’utilizzo di scarpe chiuse possono provocare un alto numero di problematiche ai piedi. Molto frequente è l’insorgenza del cosiddetto “occhio di pernice” tra le dita. Si chiama così perché ricorda esattamente l’occhio del volatile: è rotondeggiante, circoscritto ad una zona, con un punto più scuro al centro con intorno (di solito) arrossamento. L’occhio di pernice è caratterizzato da un ispessimento cutaneo di consistenza più o meno dura dovuto maggiormente all’alta pressione o allo sfregamento continuo su una zona; si sviluppa soprattutto in profondità tanto da raggiungere le fibre nervose e da arrecare, di conseguenza, dolore.
Non a caso, quando si indossano scarpe chiuse (molto spesso inadatte) le dita tendono ad essere tanto vicine che, se si persevera, poiché compresse, possono favorire l’insorgenza di varie tipologie di ipercheratosi cutanee. Inoltre, l’utilizzo di scarpe molto strette può favorire lo sviluppo di unghie incarnite perché l’eccessiva pressione dall’esterno tende a spingere la pelle circostante all’unghia sull’unghia stessa fino a lesionare profondamente la pelle.
Un’altra problematica che nasce dall’utilizzo di scarpe chiuse è la formazione di calli nelle zone in cui il piede entra in contatto con la tomaia della calzatura (soprattutto dove la pelle è più liscia e sottile, quindi più sensibile); se lo stimolo meccanico (pressione, sfregamento, frizione) è continuo e reiterato il callo tende sempre più ad ispessirsi.
Le basse temperature invernali, poi, causano la nascita dei classici “geloni”. Si manifestano con arrossamento, prurito e gonfiore; sono infatti indice cutaneo di infiammazione dei vasi sanguigni più periferici che subiscono un danno termico. Trascurarli può portare a ferite, infezioni e ulcere. Episodi ricorrenti, tuttavia, possono essere “sentinella” di patologie del tessuto connettivo o disturbi della circolazione; deve quindi porre molta attenzione il paziente diabetico poiché presenta deficit a livello del microcircolo, arteriopatie e neuropatie periferiche.
Il podologo, a tal proposito, per prevenire indesiderate lesioni, consiglia al paziente diabetico di non utilizzare, per la giornaliera pulizia del piede, acqua troppo calda perché potrebbe provocare ustioni e di testarla, prima del lavaggio, con il gomito perché questa parte anatomica  è meno soggetta a neuropatie ed è dunque più sensibile alle temperature e al dolore. Inoltre raccomanda di non poggiare i piedi su superfici troppo calde per contrastare il freddo invernale.
In generale, si suggerisce di mantenere la pelle sempre idratata per favorire la normale elasticità che può essere compromessa dalle basse temperature, di usufruire di calze di cotone (non sintetiche!) e di scarpe non strette, in modo da ridurre al minimo il rischio di ogni tipo di lesione. 

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf