Il “piede piatto” dei bambini

Il “piede piatto” dei bambini

L’arco del piede o la volta si sviluppa tra gli 8 e i 12 anni
Ne esistono due forme cliniche nei bambini: flessibile e rigida
di Graziana Muti - Podologa

Quando il bambino inizia a camminare, l’immaturità del tessuto connettivo e lo scarso sviluppo dei muscoli permettono un’ampia escursione dei movimenti ammortizzanti del piede, con l’appiattimento della volta ad ogni passo.
Questo fenomeno iniziale non è un fenomeno di insufficienza ma un importante elemento di apprendimento. La volta che si appiattisce permette, infatti, di toccare o di sfiorare il suolo ad una serie di elementi riflessogeni posti nella pianta del nostro piede, i quali inviano informazioni cosiddette propriocettive ai centri nervosi, che a loro volta azionano per via riflessa spinale i muscoli deputati alla creazione e al mantenimento della volta, informandoli della quantità e della forma che ad essa devono conferire.
Solitamente l’arco del piede o la volta si sviluppa in un’età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Il consiglio è sempre quello di consultare un ortopedico o un podologo in caso di evidente valgismo podalico. Esistono due forme cliniche di piede piatto infantile: flessibile e rigido. Il piede piatto flessibile è la varietà più comune, (95%), frequentemente associato a lassità articolari generalizzate. E’ una forma benigna, sempre asintomatica, spesso associata ad altri disturbi posturali (ginocchio valgo, passo intraruotato). Il piede piatto rigido, caratterizzato da rigidità e dolore del piede, associato a condizioni patologiche congenite come coalizioni tarsali o astragalo verticale.
Quindi cosa fare in caso di piede piatto? E’ fondamentale l’utilizzo del plantare corretto. Troppo spesso osserviamo bambini che indossano ortesi non idonee che addirittura ostacolano la correzione spontanea del piede. Il piede piatto è generato dal movimento anomalo di rotazione interna del retropiede costituito dal calcagno e dall’astragalo, al quale segue per reazione con il suolo la rotazione esterna dell’avampiede con il sollevamento del primo metatarso. Scopo fondamentale del plantare sarà quindi di correggere la pronazione del retropiede, sollevando e spingendo verso l’alto l’astragalo, e di permettere all’avampiede di ruotare internamente.
Il podologo è ad oggi una figura importantissima nel campo della prevenzione e riabilitazione. Le nostre competenze ci permettono di individuare un piede piatto “riducibile” da uno “non riducibile”.
Non di rado è associato ad altre patologie, la cui trattazione viene lasciata agli specialisti di competenza. Tramite esame podoscopico e baropodometrico e altri test di valutazione podalica e biomeccanica in collaborazione con il medico (MMG, ortopedico, pediatra e fisiatra) si valuta la cosa più giusta da fare per i nostri piccoli pazienti.

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n. 10 / Dicembre 2017

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