Piede cavo, che fare?

Piede cavo, che fare?

Biomeccanicamente, l’arto si presenta rigido, non ammortizzato e instabile
Le terapie consigliate sono molteplici: dallo stretching
All’uso di plantari personalizzati per equilibrare i carichi
di Graziana Muti

Il piede cavo è un piede il cui appoggio è caratterizzato dalla parziale o completa scomparsa dell’istmo. Significa che in condizione di cavismo, il piede tende a poggiare quasi esclusivamente su tallone e avampiede, escludendo dal carico il mesopiede. Presenterà quindi un arco plantare molto accentuato.
Il piede cavo può essere anteriore (equinismo) e quindi l’avampiede risulterà più “basso” (flesso plantarmente) rispetto al retropiede, oppure anterointerno.
In base alle cause, possiamo classificare questa condizione podalica come congenita (rara), secondaria (legata a malattie reumatiche o neurologiche infantili, neuropatie periferiche, spina bifida, malattie neurodegenerative) o idiopatica (alcuni studi hanno dimostrato che solo del 15% dei piedi cavi non si conosce la causa o che comunque non sono legati a nessuna patologia o trauma).
Le caratteristiche cliniche che caratterizzano questo tipo di piede sono varie: varo di calcagno (primitivo o secondario), avampiede equino addotto, supinazione (appoggio sulla colonna esterna), retrazione in griffe delle dita e instabilità in inversione del piede.
Biomeccanicamente, un piede cavo manifesta determinati problemi tra cui un piede rigido, non ammortizzato, ma anche un piede instabile poiché avrà un appoggio in supinazione dal momento che, avendo il retropiede bloccato, tenderà ad andare verso l’esterno. Questo potrebbe avere come conseguenza delle frequenti distorsioni.
A livello plantare è tipico riscontrare delle callosità sotto la I e IV testa metatarsale perché queste ultime vengono sovraccaricate.
In altri casi però, è possibile trovare un’intera placca ipercheratosica a livello delle teste metatarsali e quasi sempre in questo caso si assiste a una progressiva retrazione in griffe delle dita (le cosiddette dita a griffe DA piede cavo).
Inoltre, la deformazione del piede, quindi l’accentuazione della volta plantare, implica la riduzione della superficie d’appoggio del piede e quindi la compromissione funzionale dello stesso. Non è raro infatti, che in un piede cavo si manifestino fenomeni artrosici, fasciti o più in generale ogni tipo di “tallonite”.
Le terapie sono molteplici. Intanto è essenziale fare quotidianamente degli esercizi di stretching per allungare il più possibile i muscoli e diminuire così le tensioni. In questo modo migliorerà l’articolarità di tutto il piede e verrà comunque mantenuta la funzione.
Ma, per poter camminare in maniera comoda e ripristinare i carichi è essenziale l’utilizzo di un plantare personalizzato che permette di riequilibrare la distribuzione del peso corporeo.
É importante rivolgersi a un team di esperti del settore (ortopedici, fisiatri, podologi, tecnici ortopedici, fisioterapisti).

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n. 10 / Dicembre 2017

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