La fascite plantare

La fascite plantare

Lo stretching gioca un ruolo fondamentale nella cura
Mai trascurare le sintomatologie dolorose al tallone: ecco i campanelli d’allarme cui prestare attenzione
di Graziana Muti

La fascite consiste nell’infiammazione di una fascia aponeurotica, detta appunto fascia plantare che origina a livello della tuberosità calcaneare e si inserisce a livello plantare delle dita.
Il primo sintomo di fascite è il dolore soprattutto al mattino o comunque dopo il riposo. Nella fase iniziale, il dolore coinvolge solo l’inserzione calcaneare della fascia; successivamente potrebbe coinvolgere tutto il legamento, risparmiando solo la falange distale delle dita. Si acuisce quando estendiamo la fascia.
La diagnosi di fascite, oltre che clinicamente, si fa grazie all’utilizzo di esami come l’ecografia, che ci permette di vedere se c’è la presenza o meno di tumefazione a livello della fascia. non sono utili radiografie e TC.
Le cause sono veramente molteplici. Potrebbero essere sia esogene, un paio di scarpe sbagliate ad esempio, o un terreno scorretto su  cui si pratica attività fisica prolungata, che endogene.
Tra queste ultime ricordiamo l’obesità, il tipo di sport ma soprattutto la postura.
Gruppi muscolari più o meno contratti (i peronieri, il tibiale posteriore, l’estensore delle dita ecc), possono infatti determinare un appoggio podalico scorretto e di conseguenza un’infiammazione dell’aponeurosi.
La spina calcaneare (un beccuccio osseo che si forma a livello dell’entesi della fascia) viene riconosciuta da alcuni come causa di fascite, da altri come conseguenza dato che il corpo risponde a un’infiammazione con una fibrosi e in seguito con una calcificazione. Ad ogni modo i due fenomeni non sono sempre legati.
Ci sono tantissime terapie da poter seguire in corso di fascite. La prima è sicuramente il riposo. É indispensabile ridurre l’infiammazione non sottoponendo a stress la fascia e utilizzando ghiaccio e farmaci antinfiammatori topici o sistemici. Lo stretching gioca un ruolo fondamentale nella cura della fascite, dicevamo infatti che la fascia diventa tesa e dolente; va quindi allungata tramite esercizi da poter fare sia in piedi che seduti e aiutandosi con piccoli oggetti come asciugamani o elastici - per trazionare verso di se la punta delle dita per stendere così la fascia - o oggetti cilindrici da far rotolare sotto la pianta del piede, per migliorare l’allungamento e la propriocezione e per massaggiare la fascia.
Esistono anche terapie fisiche come gli ultrasuoni, ionoforesi e le onde d’urto per curare l’infiammazione. Il trattamento chirurgico è possibile, ma non privo di rischi di complicazioni.
Abbiamo però sottolineato il fatto che molto spesso la problematica potrebbe essere di natura posturale. Quindi sarebbe l’ideale realizzare un plantare per correggere l’appoggio podalico e diminuire i carichi e le tensioni a livello della fascia in primis, ma anche per riprogrammare a livello propriocettivo determinate catene muscolari che potrebbero essere la causa della fascite plantare.
Non sono mai da trascurare le sintomatologie dolorose al tallone! Rivolgetevi al vostro professionista di fiducia per trovare al più presto la causa del dolore ed individuare l’iter terapeutico più appropriato.

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n. 10 / Dicembre 2017

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