Onicocriptosi, in caso di ‘unghia incarnita’

Onicocriptosi, in caso di ‘unghia incarnita’

È una patologia ungueale molto frequente e fastidiosa
Varie le cause scatenanti, intrinseche oppure fattori esterni. I benefici dell’ortonixia, tecnica di rieducazione ungueale

L’onicocriptosi, meglio conosciuta come “unghia incarnita”, è una patologia ungueale molto frequente e fastidiosa. Consiste nella penetrazione di una porzione di lamina all’interno dei solchi periungueali. È una condizione molto dolorosa in quanto i tessuti adiacenti si infiammano, la cute infatti appare tumefatta. Nei casi più gravi, può essere presente il granuloma.
Ci sono varie cause scatenanti. Vediamo quelle intrinseche al piede. La prima va sicuramente cercata nella struttura dell’unghia. Infatti esistono tipi di unghie più predisposte ad incarnirsi: unghia a tegola provenzale (curvatura molto accentuata), unghia a vetrino d’orologio (lamina sottile e fragile), unghia a spirale (la lamina è praticamente piegata su sé stessa) e unghia a uncino (i lati dell’unghia crescono in maniera perpendicolare alla parte centrale della lamina).
La forma delle dita, inoltre, gioca un ruolo fondamentale nella crescita ungueale: se il secondo dito, ad esempio, esercita un’eccessiva pressione sul dito, o viceversa (alluce valgo, piede quadro), l’unghia potrebbe più facilmente tagliare i tessuti. La situazione peggiora in quadri di eccessiva sudorazione.
Anche vizi posturali possono incidere sulla struttura ungueale. L’onicocriptosi però, può essere causata anche da agenti esterni: un paio di scarpe inadatto, con una tomaia troppo poco capiente o troppo stretta comporta microtraumatismi ripetuti sulla lamina, che, a lungo andare, si altera e penetra sempre più nei solchi. Anche un taglio errato può portare l’unghia ad incarnirsi. Non sono trascurabili neanche i traumi diretti tra le cause dell’onicocriptosi.
Cosa fare in caso di unghia incarnita? Il primo step è di individuarne la causa per tracciare le linee di un trattamento efficace. In seguito è indispensabile rimuovere il frammento incarnito. È una manovra semplice, non eccessivamente cruenta. Si tratta di tagliare la porzione di lamina incarnita ed estrarla. Esistono protocolli per eseguire questo trattamento incruento che vanno seguiti scrupolosamente per evitare spiacevoli conseguenze.
Nel giro di una settimana, la sintomatologia dolorosa, l’edema, il granuloma dovrebbero essere quasi completamente sparire. A questo punto è necessario mettere in pratica piccoli accorgimenti per evitare recidive. Ad esempio, se la causa è la calzatura, è sufficiente cambiarla e il problema è risolto. Se invece è il conflitto tra le dita, la cosa migliore sarebbe far realizzare dal proprio podologo un’ortesi su misura in silicone che tiene separate le dita, lasciando l’unghia libera di crescere in maniera retta.
Quando però la causa è la struttura dell’unghia, non c’è altro rimedio che modificarla. È possibile grazie all’ortonixia. L’ortonixia è una tecnica di rieducazione ungueale che permette, grazie all’applicazione di guide in silicone, o di fili di acciaio o di acciaio in lega di titanio, o di bottoni e molle, di esercitare delle forze sulla lamina e di riportarla ad una forma fisiologica (è un po’ lo stesso concetto dell’ortodonzia). Il tasso di recidiva è molto basso perché le cellule della matrice che producono l’unghia prendono “memoria” del modo in cui l’unghia deve crescere. L’ultima soluzione è l’intervento chirurgico che consiste o nell’asportazione parziale della lamina con successiva fenolizzazione o rimozione chirurgica della matrice ungueale.
di Graziana Muti

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n. 10 / Dicembre 2017

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