Callosità, come riconoscerle?

Callosità, come riconoscerle?

Si tratta di un doloroso eccesso di strato corneo

Un processo “fisiologico” che può diventare patologico

di Graziana Muti

Duroni, calli, occhi di pernice, inspessimenti: per ognuna di queste denominazioni c’è sempre la stessa caratteristica. Ovvero, un eccesso di strato corneo, il più esterno dell’epidermide. A ogni passo il nostro piede deve sopportare una pressione tre volte superiore al peso del nostro corpo e al giorno facciamo in media 10000 passi. Un minimo scompenso può portare alla formazione di una callosità; ma perché si formano? Qual è la loro funzione?

In linea teorica, la callosità è una protezione che la nostra pelle mette in atto in condizione di eccessivo stress. La callosità parte come un processo fisiologico, ma quando lo strato corneo diventa eccessivamente ipertrofico, inizia a diventare doloroso e, quindi, patologico. Analizziamo nel dettaglio le callosità più comuni. L’occhio di pernice (heloma molle): è localizzato esclusivamente in zona interdigitale. La sua posizione fa sì che si maceri e diventa così biancastro, mentre la sua parte più interna apparirà scura, assumendo le sembianze di un occhio.

L’introflessione a cuneo o tiloma: può succedere che le callosità, anziché crescere verso l’esterno, si infittiscano verso l’interno in punti di massima pressione, provocando una dolorosa, dura e puntiforme callosità. Ipercheratosi a placca: si trova sotto le teste metatarsali. La cute appare ispessita e piuttosto dolente. Calli miliari: piccole callosità idiopatiche che sorgono in punti dove in realtà non ci sono carichi pressori. Queste sono le forme in cui si presenta la callosità più comunemente. Non sono le uniche. Ad ogni modo è importante non sottovalutarle ma studiarle attentamente, perché molto spesso indicano vizi o scorretti atteggiamenti posturali. Infatti, un piede con problemi anatomici o funzionali tenderà a sovraccaricare alcune zone del piede e a non farne lavorare altre. Addirittura, una callosità può diventare così dolorosa da costringerci a scegliere una posizione antalgica, creando così un adattamento posturale che può dare problemi sia all’arto controlaterale che a caviglia, ginocchio e così via.

Rimuovere i calli con attrezzi sbagliati o effettuare un taglio scorretto viene considerato un trauma dalla nostra cute. È per questo motivo che i calli si espandono o ricrescono nel giro di pochi giorni dopo vari trattamenti effettuati da personale non qualificato. Cosa fare quindi? Prima di tutto no al fai-da-te. È consigliabile recarsi a visita da un podologo (oggi il podologo è un professionista in possesso di laurea universitaria abilitante). Il podologo è l’unica figura che può utilizzare oggetti taglienti per curare il piede. Egli infatti, osservando la callosità, è in grado di capirne la causa. A quel punto la tratterà con strumentario sottoposto a rigide procedure di sterilizzazione. In seguito, dove possibile, si possono mettere in atto delle procedure che tendono a risolvere il problema alla radice: ad esempio, se il problema è il conflitto tra le dita, si può creare un ortesi in silicone. Se invece è di natura biomeccanica o posturale, si può procedere con la realizzazione di un plantare.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf