Maria Tirone “Lo Stato c’è,  ora tocca  ai giovani”

Maria Tirone “Lo Stato c’è, ora tocca ai giovani”

Il neo prefetto di Foggia e le sue strategie d’intervento condivise

La voce è ferma, il sorriso è rassicurante. Il neo-prefetto di Foggia, Maria Tirone, si è catapultata nella realtà foggiana stretta in un tailleur blu e armata di buoni propositi e grandi speranze. La sua è una figura esile ed elegante, ma il suo curriculum racconta - tra le righe - di spalle ampie e forti con le quali ha saputo affrontare la realtà calabrese (è stato prefetto a Crotone), portandone il peso di onori ed oneri; un bagaglio di esperienza che - spiega - saprà mettere a frutto in Capitanata.

Le sue prime settimane foggiane sono state intense, scandite da incontri istituzionali e vertici-chiave (l’ultimo quello sulla sicurezza a San Severo). In pochissimi giorni ha presieduto tre tavoli di coordinamento e ha raccolto tutte le tessere necessarie a comporre il complesso quadro di problematiche e specificità - sociali, culturali e geografiche - della provincia di Foggia. Nonostante sia ancora fresca di nomina, il prefetto Tirone ha mostrato di avere ben chiaro il polso della situazione.

La sua attenzione è dedicata tutta alla triade giovani, lavoro e legalità (quindi sicurezza). Il racket delle estorsioni si pone come ago della bilancia tra la criminalità diffusa e quella organizzata, entrambe presenti sul territorio. Il suo insediamento, ne è consapevole, avviene in un momento delicatissimo per la città, ovvero all’indomani dell’istituzione dell’associazione antiracket di Foggia, un passaggio fondamentale nel processo di rinascita del territorio, ma che al tempo stesso tocca il nervo scoperto di una criminalità che, messa spalle al muro, prova ad alzare il tiro.

Nel suo primo incontro con la stampa tocca ogni aspetto, ogni tasto dolente della città capoluogo e dei comuni che vi gravitano attorno. Non offre “ricette” o soluzioni prêt-à-porter (“Nessuno ha la bacchetta magica”, sorride) ma indirizzi e strategie di lavoro condivise. In merito alla necessità di una maggiore presenza di forze dell’ordine in città taglia subito corto: “Lo Stato c’è. Le forze di polizia in città lavorano tanto e bene. Non si può pensare di risolvere problematiche sociali scrollando tutte le responsabilità su di loro”. No alle città militarizzate, dunque, ma porte aperte alla collaborazione tra istituzioni, prefettura (momento preventivo) e magistratura (momento repressivo). A Foggia porterà l’esperienza maturata durante il suo precedente mandato. In Calabria - anche quella terra difficile - ha avuto modo di testare i risultati di un lavoro congiunto con il terzo settore, una strategia che ha portato risultati positivi in termini economici e in materia di occupazione. “Non che ogni esperienza sia replicabile o trovi ricadute positive in qualunque comune. Ma voglio sottolineare che esistono ancora margini su cui lavorare e attraverso i quali provare a cambiare le cose”.

Punterò tutto sui giovani affinché vengano formati all’educazione civica, accompagnarli in un cammino di formazione responsabile e critica, di cultura della legalità e di partecipazione. Uno dei grossi rischi oggi è il disimpegno”, puntualizza. “Se non c’è partecipazione – anche solo per controllare l’operato di quanti hanno responsabilità pubbliche – è difficile costruire qualcosa”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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