Chi ha paura dell’Arcobaleno?

Chi ha paura dell’Arcobaleno?

IN CONFIDENZA: I giorni di Sochi raccontati da Vladimir Luxuria
Spazi vitali per non “desertificare” le città. Foggia? Non è la “Cenerentola” d’Italia

Di certo, la messa in onda del reportage semi-serio de Le Iene sui giochi olimpici di Sochi, confezionato dalla “delegazione foggiana” composta da Vladimir Luxuria, Pio D’Antini e Amedeo Grieco, ha strappato un sorriso (seppure amaro) a tutti. Di certo, ripercorrere i concitati momenti vissuti in Russia a distanza di alcuni giorni contribuisce a considerare fatti, circostanze e avvenimenti ‘a mente fredda’. E a guardare oltre, “perché la battaglia continua sempre”. Ed è proprio così che la stessa Vladimir ci racconta del suo blitz contro l’omofobia di Stato: con i piedi ben saldi nel presente e lo sguardo al futuro, a tutto quello che c’è ancora da fare. Come sostituire il grigio della censura, con il rainbow.
Vladimir è stata allontanata dal quartiere olimpico e poi etichettata come ospite non gradito. Insomma, a Sochi non è ok to be gay…
Sono andata a Sochi mossa dalla rabbia per una legge assurda voluta da Putin e votata all’unanimità dalla Duma, secondo la quale parlare pubblicamente di omosessualità vorrebbe dire trasmetterla a chi ascolta. E con la scusa di proteggere i minori dalla “trasmissione orale” della sessualità si impedisce di parlarne pubblicamente. Capisce cosa vuol dire? Non se ne può parlare in radio, in televisione, in strada, in dibattiti. Praticamente non se ne può parlare e basta.
L’ironia contrapposta alla censura di Stato…
Sì, ho avuto la possibilità di realizzare un reportage per Le Iene, ovviamente con lo stile ironico che caratterizza il programma. Io credo fermamente nell’importanza della comunicazione: avevo una bandiera rainbow con i colori delle nostre battaglie e la scritta in russo “E’ ok essere gay” che poi mi hanno sequestrato. Per due volte mi hanno presa e trattenuta, la prima volta per tre ore, la seconda meno, fino a quando non mi hanno definita ospite non gradito e sono dovuta rientrare in Italia.
La notizia del suo doppio fermo ha fatto il giro del mondo, con il suo strascico di interrogativi: chi ha paura dell’Arcobaleno? E perché si teme tanto un simbolo?
Perché è il simbolo delle libertà civili. E fa paura a chi pensa che una caratteristica neutra della personalità come l’orientamento sessuale, in questo caso eterosessuale, debba essere assunto come metro di valutazione delle persone. Cioè se sono eterosessuale sono superiore a chi non lo è. E quindi sono io che decido quali diritti darti e quali negarti, quando insultarti e quando accettarti. Quindi fa paura a chi non ha altre qualità vere da dimostrare, come l’apertura mentale…
Il quadro che ne è venuto fuori è quello di un paese a due velocità, con piccole isole di libertà nel mare dello stigma. Qual è la situazione nel nostro Paese?
Io sono andata a Sochi conscia che la Russia non è l’Italia. Qui almeno non c’è questa repressione del dissenso. Però so che se ci paragoniamo al resto del mondo siamo l’unica nazione d’Europa che non ha fatto una legge sulle unioni formate da persone dello stesso sesso o contro l’omofobia. In questo sguardo d’insieme l’Italia è davvero il fanalino di coda d’Europa: siamo lenti, arretrati, conservatori. E neanche con la nascita di questo Governo credo ci siano grandi aspettative.
Qual è, invece, la situazione di Foggia in questo quadro? Cosa è cambiato negli ultimi 20 anni?
Non considero Foggia la ‘Cenerentola’ d’Italia da questo punto di vista. Poco tempo fa c’è stato un incontro nazionale dell’associazione Agedo, sempre molto attiva e presente. E c’era la mia famiglia. C’è l’ottimo lavoro dell’Arcigay e il Tolleranza Zero cui io stessa ho assistito all’inaugurazione. Foggia è una città diversa da quella che ho lasciato io, 28 anni fa. Anche questo è importante per non desertificare le nostre aree. Per tanto, troppo tempo, molti giovani gay, lesbiche e trans si sentivano in obbligo di lasciare il paese d’origine e andare nella grande città perché mancava loro lo spazio vitale. Oggi questi spazi si stanno creando. E stanno mettendo radici.
Maria Grazia Frisaldi

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf