Iaia Calvio e la “rivoluzione” della parole

Iaia Calvio e la “rivoluzione” della parole

Quattro settimane di fuoco di fila commentate a freddo. “Cosa resta spenti i riflettori? La voglia di andare avanti”

“Amaramente ho scoperto quanto le mie parole siano state dirompenti, quasi rivoluzionarie. E dico amaramente perché questo vuol dire che il tessuto sociale è ormai assuefatto alla mediocrità e al malaffare diffuso; è stanco e demotivato rispetto alla necessità di reagire dinanzi a piccole e grandi nefandezze”.
Spenti i riflettori sull’affaire Orta Nova - almeno quelli dei maggiori salotti televisivi nazionali - il sindaco destituito Iaia Calvio commenta a mente fredda le quattro settimane trascorse dopo lo scioglimento del consiglio comunale del maggiore comune dei Cinque Reali Siti. Quattro settimane che potremmo definire di fuoco di fila. Come ogni avvocato che si rispetti, infatti, determinazione e parlantina non le mancano. Figuriamoci le motivazioni.
Testa alta e schiena dritta, quindi; voce e polmoni per fare accuse, nomi e cognomi. In piazza, innanzitutto (“perché avevo delle responsabilità verso i cittadini”, spiega), alla stampa, per rispondere dei fatti dinanzi all’opinione pubblica, e in Procura, dove ha presentato il conto di mesi di pressioni, ricatti e minacce. Alle quali però - rassicura - non si è mai piegata. Settimane trascorse a spiegare, senza giri di parole, i motivi che hanno portato alla caduta anticipata della sua amministrazione.
“Non mi aspettavo questo clamore”, ammette senza falsa modestia. “Dopotutto, non ritengo di aver scoperto l’America: ho fatto quello che ogni cittadino onesto e con un po’ di coraggio dovrebbe fare. A maggior ragione se ha un ruolo istituzionale o di dirigente politico”. E quello che ha fatto Iaia Calvio è stato scendere in piazza e spiegare cosa fosse accaduto nella “casa comune” appena crollata. E “non per argomenti politici” ma per la precisa volontà di quanti erano saliti sul carro dei vincitori con l’obiettivo di perseguire interessi personali. “Succede quando l’ingranaggio politica-società civile-dirigenti trasuda brama di potere e sete di profitto. E chi si oppone, chi resiste a questa corsa all’accaparramento di piccoli o grandi favori personali, da’ fastidio, va eliminato”. Nel caso specifico viene mandato a casa.
Spogliata quindi della fascia tricolore, Calvio non indossa nemmeno quelle che le sono state affibbiate dai titoli dei giornali e dai commenti postati sui social network che l’hanno incoronata di volta in volta “sindaco dei sogni”, “risorsa del PD” o “sindaco ribelle” dopo che il video del discorso tenuto in piazza Pietro Nenni è divenuto virale, assurto a caso nazionale. “Quello che è accaduto mi ha stupita, e il clamore di un gesto “dovuto” (rendere conto alla città e agli elettori, ndr) mi ha fatto comprendere appieno la malsana tendenza sviluppata in questi anni, a tutti i livelli, a rassegnarci dinanzi a ciò che non funziona”. Ad abbassare la testa, insomma.
Per segnare i confini della questione, poi, l’avvocatessa presenta la sua difesa d’ufficio e precisa: “Certo, Orta Nova non è Casal di Principe”, sorride. “Stiamo parlando di sgambetti, favori, micro-richieste. Insomma, parliamo di un atteggiamento generale - che si ritrova in tutti gli ambienti - che va assolutamente circoscritto e debellato”. Il caso da lei denunciato diventa quindi paradigma, uno spaccato della società: “quel pezzo di classe politica malata è - né più, né meno - il precipitato logico di un pezzo di società malata. Quella per la quale la violazione della norma, la scorciatoia, è prassi”.
Il discorso di piazza è stato per la Calvio, vice-segretario provinciale del Partito Democratico, lo spartiacque della sua esperienza politica attiva. A ricongiungerne i lembi saranno le elezioni del prossimo maggio quando, con la squadra giusta alle spalle (“candidature di uomini e donne onesti che vaglierò personalmente”), sarà disponibile a scendere nuovamente in campo per ricominciare - eventualmente -  da dove aveva lasciato. Ancora oggi, un mese dopo la bufera politica e mediatica, la sua bacheca Facebook accoglie messaggi di stima e sostegno. E in vista delle prossime elezioni ammette: “Sento il peso della responsabilità ma non sono spaventata. Perché il mio modo per affrontare le cose è provare a farle bene. Tornerò in campo con la serenità che si ha quando si sa di aver agito con discernimento e consapevolezza, nonostante qualche errore fisiologico. Se così sarà abbiamo segnano un punto di svolta per la città, altrimenti nessun rimpianto. Ci abbiamo provato”. Insomma, avanti così: testa e cuore. Con o senza pacchetti di voti.

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n. 10 / Dicembre 2017

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