“Torno a casa, ma non farò figli e figliastri”

“Torno a casa, ma non farò figli e figliastri”

Cambio al vertice della questura: arriva Piernicola Silvis
“Questa non è fiction!” E alla squadra mobile arriva un nuovo funzionario…

Voce ferma e sicura, pugno di ferro. Si è mostrato così, alla sua prima uscita pubblica, Piernicola Silvis, il nuovo questore di Foggia. Da poche settimane negli uffici di via Gramsci, Silvis lascia la tranquilla realtà di Oristano (prima città d’Italia per minore densità di criminalità) per tornare nella sua città natale (maglia nera di tutte le classifiche).
Sì, perché il 58enne Silvis, appassionato di narrativa e autore di numerosi romanzi, è nato proprio qui, a Foggia. E per lui, succedere a Maria Rosaria Maiorino – primo questore donna di Palermo - è come tornare alle origini. “Mi è stata assegnata quella che, dal nostro punto di vista, è una sede prestigiosa – precisa – pur consapevole delle sue tante criticità”. Poi, per fugare ogni dubbio in merito al suo ritorno precisa: “Tornare a lavorare nella mia città natale mi inorgoglisce e mi riempie di gioia, ma non mi distrae da quelli che sono i miei obblighi e doveri istituzioni. Non faremo ‘figli e figliastri’ con nessuno: si applica la legge, punto e basta”. Ed è nella filigrana di queste parole, al suo primo incontro con la stampa locale, che si percepisce la tempra e la forma mentis di Silvis.
“Se è pur vero che la città presenta numerose criticità - a livello delinquenziale, sociale e di illegalità diffusa - è pur vero che la città può contare sul lavoro di un’ottima questura, che esprime personalità e professionalità davvero elevate, sia a livello preventivo che investigativo”, tranquillizza. Il quadro generale della città, in fondo, non gli era del tutto nuovo avendo sempre seguito, anche se a distanza, le evoluzioni/involuzioni della sua città d’origine. Consapevole di affrontare una “sfida”, a livello personale e professionale, Silvis sa di dover gestire un territorio difficile e dai “mille volti”: quello della mafia garganica, sul Promontorio, e quello della mafia delle estorsioni nel Tavoliere; quello violento delle rapine e assalti a portavalori sull’asse ofantino e quello della criminalità detta minore e dell’illegalità diffusa che quotidianamente feriscono il territorio di Capitanata.
Dopo Caserta e Casal di Principe, infatti, è il capoluogo dauno con il suo hinterland la realtà maggiormente attenzionata dal Servizio Centrale Operativo. E questo non è certo un risultato di cui essere fieri. “Cercherò di fare quello che ho sempre fatto: comportarmi con equilibrio e con equità, gestire con il Prefetto Latella l’ordine pubblico e la sicurezza, cercando e promuovendo una collaborazione e un coordinamento proficuo con tutte le altre forze attive sul territorio”.
L’obiettivo-principe da perseguire è quindi l’aumento della sicurezza, reale e percepita. “Sto ancora studiando la situazione - spiega - ma sono convinto che le priorità si concentrino tutte nel bisogno di attività preventiva: i controlli sono necessari ma in maniera ‘democratica’ per evitare che l’eccesso degli stessi possa criminalizzare o, al contrario, militarizzare il territorio. Priorità è anche lo sviluppo ulteriore dell’attività investigativa: la squadra mobile di Foggia, già di elevata caratura investigativa, è stata potenziata con l’arrivo di un terzo funzionario, proveniente dalle analoghe realtà di Bari e Napoli”. E’ questa, infatti, la prima innovazione concreta dell’Era Silvis.
“Il fronte è molto ampio e noi non siamo sul set di una fiction poliziesca: siamo uomini e i colpi di scena non ci appartengono. Però siamo anche professionisti e cercheremo di fare al meglio il nostro lavoro. Dopotutto, come ripeteva il giudice Falcone, anche le organizzazione criminali sono fatte da uomini. Non sono delle icone, delle entità superiori: arrestati gli uomini e disarticolato il gruppo, la mafia non esiste più. Ecco il nostro obiettivo”. Come dicevamo in apertura, appunto: voce ferma e sicura, pugno di ferro.

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n. 10 / Dicembre 2017

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