Anna Nobili, la cubista diventata suora

Anna Nobili, la cubista diventata suora

Suor Anna ha 43 anni, e non si direbbe. Un tempo ballava sui cubi, faceva la lap dance, ora danza con Dio. Dalla Milano da bere ad un convento. È incontenibile: “Ma come farai a non fare sesso?”. Quella domanda gliela fecero i fratelli quando scelse di farsi suora. E davanti ai ragazzi non si trattiene, nemmeno sugli aspetti più scabrosi. Chi ha letto il suo libro “Io ballo con Dio” sa che non si censura. Gira l’Italia con la sua storia e negli occhi di tanti dei giovani che incontra legge quel vuoto che lei aveva a 22 anni, se non fosse che quei ragazzi ne hanno 13 o 14. Cinque anni fa, a Palestrina, vicino Roma, ha aperto la Holy Dance, una scuola di danza cristiana. Se l’è inventata lei e ora vorrebbe aprire una filiale anche a Foggia. Il posto c’è, la gente chiede già informazioni. È un progetto di evangelizzazione a passo di danza. Ad incoraggiarla a dare lezioni di ballo fu il Vescovo. Lei era scettica: va bene ballare, ma quanti sarebbero stati disposti a farlo attraverso la parola di Dio? Ha iniziato con due bambini, dopo due mesi c’erano già trenta giovani, ora ha cento allievi.
Prima c’era la sua vita ribelle. A Milano si era pure innamorata. “Siamo stati insieme quattro anni, ma sono stati duri. Venivo usata e decisi di ribellarmi. Ho iniziato a iscrivermi ad un corso di danza perché mi piaceva ballare e nel frattempo, visto che la vita di tutti i giorni non mi diceva più niente, ho incominciato a lavorare nei pub, la notte. Smontavo alle due del mattino e andavo nelle discoteche a consumare tutto: alcol, sesso. La danza era un mezzo per trovare quell’affetto che mio padre non mi aveva dato”. La separazione dei genitori l’ha segnata profondamente, eppure ha provato il sollievo di sapere la sua mamma affrancata da quel padre padrone con il quale poi riallaccerà i rapporti dopo la sua conversione. Quando l’ha ritrovato, fino all’ultimo non l’ha abbandonato. Toccante il ricordo dei quaranta giorni trascorsi accanto a lui in una sala rianimazione. Ci ripensa ogni volta che, in auto, qualcuno non mette la cintura e quel suono le ricorda quello emesso dalla macchina che monitorava le funzioni vitali.
La perdizione, quella dei locali notturni, la racconta con disinvoltura. “Tornavo a casa alle otto e mezzo del mattino, dormivo fino all’una e il pomeriggio andavo a fare lezione di danza. A diciannove anni ho cominciato a fare un corso di danza moderna. A vent’anni ero già in televisione. Nel week end facevo la cubista”. Senza trucco non usciva. Ci metteva un’ora davanti allo specchio. “Dovevo essere sempre al top”. La notte le prometteva un inesauribile senso di vertigine. Ma non sapeva amare, oggi può dirlo.
Poi la svolta: la madre si converte, lei entra in chiesa una domenica e inizia a piangere, in un angolo, durante la messa. Lo farà ancora, e ancora, dopo una notte in discoteca. “Ero tra due gioie: la gioia della notte, delle passioni consumate, e quella di giorno che mi dava Gesù”.
La “chiamata” arriva su un treno, dopo un ritiro ad Assisi. “Ho ricevuto un’effusione di Dio. Sono entrata nella toilette e mi sono tolta il trucco - non uscivo di casa senza - e sul mio volto c’era una luce che non avevo mai visto. Sono tornata l’ultima volta sui cubi e quando scendevo raccontavo di aver incontrato Gesù e che era strepitoso”. A 22 anni incontra le suore operaie e cambia vita per sempre. Non usa più quell’essenza alla vaniglia che inebriava i clienti dei pub: “Il profumo di Gesù non lo batte nessuno”. Sorride, e lo fa sempre. Ora volteggia intorno all’altare, non ad un palo. Incanta fedeli e curiosi nella Chiesa dei Santi Guglielmo e Pellegrino. L’hanno invitata il parroco, don Antonio Menichella, che è riuscito ad insegnarle pure qualche parola in foggiano, e l’equipe di Pastorale Giovanile. Sprizza gioia e vitalità e riesce ad emozionare tutti, fino a far venire gli occhi lucidi. Quando le confessi che non puoi fare a meno di pensare a Sister Act lei storce il naso: “Questa, la mia, è un’altra storia, un altro film”.
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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