Una carriera da “mosca bianca”

Una carriera da “mosca bianca”

L’ha scelta il neo Rettore Maurizio Ricci, affidandole un incarico che non sarà di sola rappresentanza. Milena Senigaglia, docente ordinario di microbiologia presso la Facoltà di Agraria, ha subito raccolto la sfida diventando la prima pro-rettrice della storia dell’Università di Foggia. Laureatasi a Bologna negli anni ’80, ha scelto una strada molto “maschile” per quei tempi.
“Io ho studiato a Bologna dove, nonostante la realtà fosse diversa dalla nostra, erano pochissime le donne iscritte al mio corso di laurea”.
Anche tra i docenti, immagino, ci fossero poche donne…
Sì, le docenti erano mosche bianche. Anche nel cercare un argomento per la tesi ho incontrato non poche difficoltà perché mi dicevano: “Una donna che vuole andare in campagna?”. Del resto l’immagine che loro avevano in mente era quella della donna con il tacco alto e non con il fango alle scarpe. E pensare che io i tacchi ho cominciato a portarli praticamente soltanto ora...
Quante volte si è sentita lei stessa una mosca bianca?
Tante ed è così ancora oggi. Consideri l’incarico che ho appena ricevuto. Da una statistica i rettori donna il 6% in tutta Italia, i pro-rettori sono il 20%. È comunque una figura vista ancora al maschile.
A cosa è dovuto?
Al fatto che, non c’è niente da fare, ai vertici continuano ad esserci quasi soltanto uomini. C’è ancora poca credibilità nella donna lavoratrice. Ci sono luoghi comuni come quello della donna che, quando diventa madre, viene distratta dalla carriera. In parte è vero: quando diventi madre, e io lo sono, le priorità cambiano, ma ciò non significa che non si riesca a conciliare tutto, anche facendo i salti mortali. Stamattina per esempio, prima di uscire, ho cucinato per i miei figli affinchè trovassero pronto al loro rientro da scuola.
Quindi ce la facciamo lo stesso?
Assolutamente sì, forse anche meglio, perché  noi donne, ce lo insegna la vita quotidiana, impariamo ad organizzare più cose insieme.
Proprio questa capacità di organizzazione e gestione, ritiene sia innata nella donna oppure la si acquisisce soprattutto con la maternità?
Essere madri fa sviluppare ancora meglio la capacità di districarsi tra mille cose da sistemare. È vero che cambiano le priorità: quando i miei figli erano piccoli, anche se ero in una riunione importante, scappavo da loro in caso di necessità, ma non credo di essere mai venuta meno nelle cose che avevo da fare. Che erano tante, a partire dalla docenza sino alla ricerca scientifica.
Il rettore ha dato il via ad una rivoluzione. Cosa lo ha portato a decidere per una pro-rettrice ed una squadra in gran parte al femminile?
Ricci è un giuslavorista per cui è molto sensibile a questa argomentazione ma ha tenuto a precisare che non si tratta di quote rosa. È partito dal presupposto che le competenze dovessero essere ugualmente distribuite tra uomini e donne ed ha scelto, per farlo, donne competenti. Come pro-rettrice mi occuperò di tutta la governance perché, come ha precisato il rettore, non sarò un elemento decorativo, nè, la mia, sarà una carica di rappresentanza come spesso vengono interpretate sia le donne che la stessa figura del pro-rettore.
I suoi figli come hanno reagito alla notizia del nuovo incarico?
Si stanno adattando. Certo prima avevano una mamma più presente, ora vado spesso di corsa e avverto, a volte, che si sentono abbandonati.
Con un conseguente senso di colpa... Come lo si supera?
Non si supera mai. Io sono consapevole che posso dare di più ai miei figli come mamma lavoratrice in termini di atteggiamento nei confronti del mondo ma sottraggo loro qualcos’altro. E nel bilancio, forse sono un po’ troppo sentimentale come mamma, penso di sottrarre di più di quello che do.
Noi mamme lavoratrici siamo allora un po’ egoiste?
Forse un po’ si, diciamo che abbiamo consapevolezza di noi. È una cosa che le donne stanno acquisendo con il tempo. E io forse sono di una generazione che quel senso di colpa lo avverte tanto. Però credo anche che una donna che si completa nel lavoro possa dare qualcosa in più di una donna che non ha realizzato le proprie aspirazioni, qualunque esse siano.
Anna Russo

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf