Donne con una marcia in più

Donne con una marcia in più

30 sono i suoi anni.
59 erano gli uomini iscritti al corso di laurea in “Ingegneria dell’autoveicolo” di Torino nel 2001.
1 era lei, la sola donna di quel corso.
Alessandra Cenicola, Lucera la sua città di nascita, Maranello quella di adozione, è davvero una donna con una marcia in più… e non solo perché lavora alla Ferrari. Dopo uno stage e un breve contratto a tempo determinato oggi è una degli ingegneri del reparto “compositi” della gestione sportiva che si occupa della costruzione delle vetture di Formula 1, in particolare dei componenti (ali anteriori, muso e ali posteriori), dalla nascita fino all’arrivo in pista. Ma è soprattutto una donna con una grande capacità di analisi e allo stesso tempo una forte componente emozionale che la rende “femmina” nell’unicità del termine. La contatto perché di recente è stata premiata all’Argos Hippium. La intervisto mentre è al lavoro. Attraverso i telefoni ci scambiamo pezzi dei nostri mondi. Lei ascolta il pestìo della tastiera, io il ruggito delle Ferrari che in quel momento sono in pista. Per me, una sensazione unica.
Una vita sicuramente intensa, ma impegnativa: odori, emozioni, sensazioni, a cosa non rinuncerebbe mai…
Può sembrare strano. È una vita intensa, caratterizzata da mille dettagli da ricordare e impegni da portare a termine, e proprio per questo si potrebbe pensare che la sensazione derivante sia di compressione e invece tutto questo mi dà una sensazione di libertà a cui mai riuscirei a rinunciare, libertà generata proprio dalla grande dinamicità e velocità che caratterizza questo mondo.
Ha mai pensato a metter su famiglia? Come crede che un compagno e dei figli possano inserirsi nell’equilibrio che lei ha trovato tra i tanti impegni?
Certo che sì. In proiezione mi vedo moglie e mamma, anche se adesso sono single. È ovvio che non mi sarebbe possibile mantenere questo equilibrio con una famiglia, bisognerebbe stabilirne un altro. Ho conosciuto donne che sono riuscite a conciliare tutti gli aspetti, senza dover obbligatoriamente scegliere tra carriera e famiglia.
In una intervista ha detto che non basta essere nella media, ma bisogna eccellere. Quanto ha investito lei nelle sue capacità?
Non credo di aver razionalmente deciso quanto investire. Non ho studiato perché volessi trovare un lavoro ma per seguire le mie passioni e perché è mia abitudine puntare sempre al meglio. Del resto è il mio approccio naturale e quotidiano alle cose: cercare di approfondire tutto ciò in cui mi imbatto, fare meglio rispetto al giorno precedente. Sono in continua competizione con me stessa, fondamentalmente sono ambiziosa ma di una ambizione sana.
Con la sua scelta di vita ha messo in discussione alcuni stereotipi come l’equivalenza bambino/macchinina e bambina/bambola o, ancora, uomo /ingegnere, donna /insegnante. La donna può davvero, oggi, fare qualsiasi cosa?
Questi stereotipi ci sono trasmessi dalla società. Per me è stato semplice metterli in discussione, sin da piccola quando giocavo con gli amichetti e poi, crescendo, nelle scelte di studio. Forse la donna può fare tutto, ma ritengo che non debba dimenticare mai di “essere” donna. Al di là del mestiere, essere donna è legato alla persona. Credo nella parità, abbiamo lo stesso valore, ma non credo che siamo uguali, altrimenti saremmo la stessa cosa.
Amalia Ercoli Finzi, prima donna italiana laureata in ingegneria, ha affermato che le donne arricchiscono il pensiero logico di sentimento e intuizione: crede in questa quadratura del cerchio?
Da ingegnere dico innanzitutto che la quadratura del cerchio è impossibile matematicamente. Ma non ci credo neppure dal punto di vista emozionale: il contributo della donna è fondamentale, affronta le cose in maniera di versa ma questi aspetti devono essere compensati da aspetti maschili, è l’unione di caratteristiche maschili e femminili che fa la nostra famosa quadratura. In natura c’è la femmina e c’è il maschio. La società, del resto, si basa sui principi naturali. Bisogna svuotarsi delle sovrastrutture per poter analizzare i problemi nella loro semplicità, riportarli ai principi base della fisica.
Cucina e violino, estro e precisione. Sono entrambe sue passioni, cosa le dà più soddisfazione di ognuna di loro?
Sono due diverse passioni. La cucina mi dà la possibilità di esprimermi in maniera completa perché unisce la fantasia e l’estro delle creazioni alle reazioni che esistono naturalmente in chimica. La musica, invece,è un modo di comunicare all’esterno ciò che non riusciamo solitamente a dire con le parole. Non sono assolutamente brava, secondo me che faccio rumore più che suonare, ma ciò che sento è la “mia” musica, sono le “mie” emozioni e vanno bene così. Non voglio generare piacere negli altri, è una cosa di cui ho bisogno per me stessa.          
Anna Russo

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n. 10 / Dicembre 2017

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