“Ripartiamo dal Sud:  la ricerca prima di tutto”

“Ripartiamo dal Sud: la ricerca prima di tutto”

A Foggia per inaugurare il Polo Biomedico, Laura Boldrini chiede una svolta politica. Chiaro il diktat della presidente della camera: innanzitutto cambiare strategia politica ed economica

Traghettarsi al futuro vuol dire avere creatività e sostenere lo sviluppo di nuovi settori. E la ricerca è la chiave di svolta per reinventare il futuro del nostro Paese e del Mezzogiorno in particolare. Le iniziative nate in Puglia negli ultimi anni dimostrano che questo è possibile. Di questi modelli di idee, di energie e di talenti abbiamo bisogno e da questi possiamo ripartire per ripensare e rilanciare il Sud e il Paese intero”. Innovazione, ricerca e sviluppo del Sud Italia sono stati i punti cardine del discorso della presidente della Camera Laura Boldrini, tenuto a margine dell’inaugurazione del Polo Biomedico dell’università di Foggia. Una manifestazione in grande stile a cui hanno preso parte tutte le istituzioni locali e il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, amico del rettore dell’Ateneo foggiano Giuliano Volpe dai tempi del liceo. Con meticola precisione Laura Boldrini ha tratteggiato la situazione economica attuale lanciando gli input per una ripresa futura. “Le politiche di austerità finiscono per incidere su ricerca e sviluppo, considerati investimenti incerti e rischiosi. Nel Meridione del nostro Paese si spendono in ricerca solo 156 euro per abitanti rispetto ai 325 della media italiana e ai 572 dell’area euro. In questo la mano pubblica è necessaria. Investire in ricerca aiuterebbe a ridurre il dualismo tra Nord e Sud, ma in questo lo stato dovrebbe credere facendo scelte politiche chiare, comprendendo che il Nord non uscirà dalla crisi se non insieme al Sud”. Per questo, ne è convinta la terza carica dello Stato, lo Stato dovrebbe investire in ricerca e sviluppo al Sud ancor più di quanto faccia al Nord. Oltre allo Stato però anche le università non devono dimenticare il proprio ruolo di stimolo all’innovazione. Così come non devono dimenticare il grande potenziale umano e intellettuale costituito dalle donne ricercatrici. “Pensiamo alla segregazione di genere nelle università: troppe poche donne si iscrivono alle facoltà scientifiche e troppi pochi uomini a quelle umanistiche. È anche per questo che l’Italia non riesce a valorizzare i suoi straordinari talenti femminili che certo non le mancano ma che spesso sono costretti ad andare all’estero”. Allora investire in ricerca scientifica significa, per la parlamentare e giornalista, molte cose: innanzitutto cambiare strategia politica ed economica: “ripensare a cosa e come produciamo. Dobbiamo essere in grado di produrre e bene servizi più apprezzati dai consumatori perché innovativi, belli, di qualità. Sui segmenti ad alto valore aggiunto dobbiamo puntare di più, anche accettando l’idea che alcune produzioni non sono più sostenibili in Italia e che in un processo di sviluppo globale, di integrazione del mercato alcune produzioni necessariamente lasceranno il nostro Paese. Allora è alla riconversione dei lavoratori che dobbiamo pensare con misure di sostegno al reddito che siano davvero universali e con processi efficaci di formazione continua degli adulti, cosa che nel nostro Paese non si fa”. L’innovazione e il cambiamento, ha insistito la presidente Boldrini, sono gli aspetti positivi di un processo più ampio che ha anche un risvolto negativo inevitabile. “Ciò non significa accettarlo supinamente, significa che va gestito. È questo il compito principale della politica: gestire il cambiamento, coglierne le tante opportunità. Il futuro va preparato con una politica industriale consapevole e attiva, quella che sino ad oggi è mancata. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno pubblicato due rapporti su come sarà il mondo tra 20 e 30 anni. Da noi purtroppo le riflessioni non vanno oltre le scadenze elettorali e questo non fa bene al Paese. Occorre, soprattutto al Sud, saper incoraggiare il futuro. Il Polo che oggi inauguriamo propone questo: il rilancio della ricerca e dell’innovazione e questo è il futuro per l’Italia”.            Anna Russo


Orgoglio del Rettore Giuliano Volpe
I numeri del polo Biomedico
Una superficie di 10.800 metri quadri distribuita su cinque livelli: un piano seminterrato, un piano rialzato e tre piani fuori terra. La struttura inaugurata in via Napoli, in realtà operativa solo tra un anno, occuperà complessivamente circa 11mila metri quadrati. Il costo complessivo ammonta a quasi 13 milioni di euro. “Inauguriamo una struttura bella, moderna e funzionale nata dal desiderio di dotare la facoltà di Medicina e i Dipartimenti di Area Medica di una sede adeguata alle esigenze delle attività di ricerca scientifica e didattica – ha illustrato il rettore Giuliano Volpe - una struttura che diventerà presto un centro di eccellenza sul piano formativo e scientifico e che qualificherà in modo positivo non solo il nostro Ateneo, ma anche la città di Foggia”. Concepita inizialmente solo per ospitare i laboratori, l’opera è stata poi adattata per prevedere anche aule e uffici amministrativi a. L’edificio, articolato in tre blocchi collegati da ponti aerei ai piani primo e secondo, contiene, al momento, 47 laboratori (didattici, scientifici ed informatici), 68 studi ed uffici, 18 aule di diversa dimensione con una capienza complessiva di oltre 700 posti a sedere, locali accessori, uno stabulario e la biblioteca. Le aree verdi sono state realizzate con il supporto del Consorzio di bonifica del Gargano. Il progetto è stato realizzato dall’Università con fondi propri e con un contributo di 2.493.327 euro del Pon- Piaas - Platform for Agrofood Science and Safety.
a.r.

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n. 10 / Dicembre 2017

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