Maria Nobili, presidente dell’AIDO

Maria Nobili, presidente dell’AIDO

Tra le sue battaglie c’è la lotta alle violenze contro donne e bambini. Chirurgo pediatrico da oltre due decenni:“La mia vita dedicata ai piccoli pazienti”

Madre, moglie, professionista impegnata nel sociale (è presidente dell’AIDO e referente per gli Ospedali Riuniti di Foggia nella rete provinciale contro i maltrattamenti a donne e bambini). Concreta e al tempo stesso sensibile. In un termine, “ricca”, di tutte quelle sfaccettature che solo una donna ha il vanto di possedere. Maria Nobili è chirurgo pediatrico agli Ospedale Riuniti di Foggia. Lo è diventata quando il camice in sala operatoria era prerogativa pressoché maschile. Un tabù che ha voluto sfatare perché a quella vocazione teneva più di ogni altra cosa. Perché per lei, se la missione del medico è una, portare soccorso a chi è in difficoltà, “attraverso la chirurgia si riesce addirittura ad andare oltre, sanando problematiche che altrimenti sarebbero insanabili”.
“Ero nell’equipe di chirurgia generale - racconta - quando nel reparto di chirurgia pediatrica ci fu la necessità di medici. Una donna sembrò più adatta e così è iniziata la mia avventura”.
Cosa l’ha arricchita di più?
“Soprattutto il rapporto con i genitori dei miei piccoli pazienti. Arrivano disperati, ti guardano dubbiosi perché non sanno ancora se possono fidarsi di te che, in quel momento, hai nelle mani il futuro dei loro figli. Quindi spetta a te avvicinarti con un certo rispetto e sensibilità. Poi, dopo il primo approccio, è tutta empatia. Instauriamo un rapporto di fiducia. Dopo tanti anni di attività, dopo essere diventata madre anch’io, il mio atteggiamento nei loro riguardi è diventato quasi materno. Spesso mi scelgono per battezzare i loro bambini. Questo fa capire come diventi forte e si cementi il legame nato in corsia”.
Sembra quasi siano sempre rose e fiori, ma immagino che non sia esattamente così. Le capita mai di scoraggiarsi?
“Momenti di scoramento ce ne sono. Non tutti i risultati sono eccezionali. Per cui ti capita di cadere, di farti delle domande, di metterti in discussione e lì sono loro, i genitori, a darti la forza di stringere i denti e continuare ad andare avanti ,perché rappresenti l’ultima spiaggia per il loro bambino. Se adesso venisse qualcuno a propormi un posto eccellente nel migliore ospedale di chirurgia al mondo, io non lascerei il mio reparto. Ormai la chirurgia pediatrica fa parte di me. Spesso la antepongo, sbagliando, lo riconosco, anche alla mia famiglia. Ma so che non avrei potuto fare altro nella vita”.
Che tipo di patologie le si presentano più spesso?
“Le più frequenti sono anche le più banali che, comunque, mettono in ansia i genitori. Parlo di ernie, testicoli non discesi, e ancora appendiciti, vere e proprie emergenze per i bambini perché arrivano spesso già trasformate in peritoniti, e traumi. Quelle meno frequenti ma più complesse sono le malformazioni neonatali, in passato mortali, come l’atresia dell’esofago, o l’ernia diaframmatica. Fino a pochi anni fa erano frequenti i viaggi della speranza al Gaslini di Genova o al Bambin Gesù di Roma. Oggi i piccoli che ne sono affetti possono trovare assistenza sanitaria qui dove anche la terapia intensiva neonatale e il servizio di anestesia pediatrica hanno raggiunto livelli di eccellenza”.
Lei è presidente comunale dell’AIDO. Perché donare?
“Per salvare altre vite mentre la nostra fugge via. Tranne il cervello e gli organi genitali tutto è donabile: cuore, polmoni, cornee, fegato, reni, pelle. Il fegato, che prima era organo singolo, viene dichiarato organo duplice, perché può essere diviso in due parti e utilizzabile per due donazioni. Da piccoli gettoni di pelle, poi, attraverso particolari procedure, si riescono a coprire vaste ustioni. E la cosa importante è che oggi è possibile donare a tutte le età”.
A Foggia cosa si fa?
“Foggia è un’isola felice perché abbiamo raggiunto un largo consenso soprattutto tra i giovani: abbiamo circa 20.000 soci AIDO, per cui la nostra provincia, da sola, riesce a sopperire alle carenze dell’intera regione Puglia”.
Il territorio però non ha priorità sull’organo donato?
“No, perché tutto dipende dalla lista d’attesa e dalla compatibilità. Noi siamo associati con altre regioni per cui c’è una lista comune; in caso di disponibilità di organo si allerta la struttura dove c’è il paziente in lista, con l’aeronautica militare i medici vengono e prelevano l’organo. La persona da trapiantare, però, deve essere in buono stato fisico, senza il minimo raffreddore o una banale gastroenterite, perché il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale nella buona riuscita del trapianto”.
Sembra davvero difficile avere un organo…
“Lo è per quello che ho appena detto, ma soprattutto perché gli organi disponibili sono pochi rispetto alla reale necessità e questo a causa, soprattutto, di una cattiva organizzazione”.
Le faccio la domanda più ovvia ma, sicuramente, anche più frequente: come si ha la certezza che un soggetto pronto per la donazione sia effettivamente morto, che per lui non ci siano più speranze?
“Ciò che fa paura è l’indicazione di ‘morte cerebrale a cuore battente’. Si è provato che tutto ciò che facciamo dipende dal cervello le cui cellule nervose sono permanenti, cioè non si rinnovano. Con la morte cerebrale, segnata da un elettroencefalogramma piatto, il cervello è distrutto in modo irreversibile, per cui non c’è più alcuna possibilità di sopravvivenza. Il cuore è battente solo perché è mantenuto in questo stato dai macchinari per le sei ore successive, in modo da allertare i parenti e, eventualmente, effettuare le procedure di prelievo”.
Vale ancora la legge del silenzio assenso?
“No, perché la legge imponeva una informazione capillare che permettesse ai cittadini di esprimere con consapevolezza il proprio parere, cosa che è risultata impossibile da realizzare in tempi brevi. La legge è stata superata da norme transitorie che lasciano ai parenti la decisione ultima. Questi, che sono già in uno stato psicologico drammatico, spesso, purtroppo, non danno il consenso”.
È possibile conoscere il nome di chi riceve gli organi donati?
“Per legge no, perché la donazione è assolutamente gratuita e anonima anche se alcuni riescono a risalire in maniera autonoma al ricevente. In quel momento però il soggetto debole da tutelare è proprio il trapiantato. Anche gli psicologi, del resto, sconsigliano questo genere di rapporti”.
Quanto è importante per voi l’informazione?
“È il nostro compito principale. Il 26 maggio è stata la Giornata nazionale della donazione, ma già da aprile abbiamo organizzato delle giornate di raccolta firme di adesione presso la facoltà di Medicina, alcune scuole superiori e nel centro commerciale ‘La Mongolfiera”. Il 7 e 8 ottobre prossimi saranno giornate di informazione nazionale. Dove possiamo avere visibilità, lì andiamo noi, in nome e per conto di chi è in attesa di trapianto e non può far ascoltare la propria voce”.
Anna Russo

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n. 10 / Dicembre 2017

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