Maurizio Ricci, buona la terza

Maurizio Ricci, buona la terza

Dal dipartimento di Giurisprudenza al Rettorato. Entrerà in carica il primo novembre
Ricerca e didattica di qualità per la creazione di una nuova e capace classe dirigente


Maurizio Ricci, 61 anni, marchigiano, direttore del dipartimento di Giurisprudenza. Dal primo novembre, data in cui scadrà il mandato di Giuliano Volpe, e sino al 2019, sarà rettore dell’Università di Foggia. Colpo messo a segno al terzo tentativo, dopo le candidature infruttuose del 2005 e del 2008.
Finalmente ci siamo, buona la terza?
Direi sicuramente di sì (ride, ndr).
Come l’ha vissuta?
L’ho vissuta con molta soddisfazione perché ritengo che sulla mia candidatura siano convogliate in modo trasversale tutte e tre le componenti: studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti. Questo è un segnale di forza e coesione.
Tra le priorità del suo programma c’è la ricerca scientifica, ma quanto è concretamente realizzabile oggi una ricerca di qualità, considerati i fondi sempre più esigui a disposizione delle università?
Dobbiamo viaggiare in più direzioni, innanzitutto ad avere maggiore percentuale di fondo di finanziamento ordinario (già di per sé fortemente ridotto dal 2008) puntando su quegli aspetti relativi alla valutazione della ricerca per cui dobbiamo far sì che i nostri docenti siano autori di prodotti scientifici ben valutati, in modo da avere una maggiorazione nella quota premiale destinata all’università. Bisogna dall’altro verso cercare nuove fonti di finanziamento, partecipando a bandi di ricerca a livello internazionale, nazionale o regionale. È necessario poi migliorare l’attività di formazione post laurea, aumentarla e diversificarla, attivando nuove metodologie di didattica come la e-learning, la formazione a distanza, che permette di attrarre nuove categorie di utenti. Dobbiamo anche ripensare criticamente un altro punto nodale che è quello degli studenti esentasse, circa 3.000 su 11.000, una percentuale a lume di naso un po’ alta. Se riusciremo a fare tutto questo sulla base di una forte unità di intenti e di una condivisione delle scelte strategiche, penso che non avremo grandi difficoltà né nel mantenere l’autonomia, né nel consolidare il nostro Ateneo.
Tra le problematiche che lei intende affrontare c’è sicuramente quella degli abbandoni e dei trasferimenti verso altre università. Perché accade e come ovviare?
Il tasso di abbandoni è abbastanza diffuso ovunque e Giurisprudenza presenta percentuali alte. Purtroppo abbiamo una tabella ministeriale che prevede un piano di studi fortemente pesante e che impone una serie di vincoli forti ai dipartimenti. Sarebbe auspicabile una modifica della tabella ministeriale a livello nazionale per cercare di ridimensionare questi fenomeni. Fatta questa premessa, è chiaro che ogni struttura è perfettibile.
C’è chi si trasferisce però verso altre sedi universitarie… troppa severità a Foggia?
È un luogo comune più che altro. Poi, che i nostri docenti facciano esami seri è di interesse degli stessi studenti: conseguire un titolo di studio senza l’effettiva preparazione non porta da nessuna parte perché nel confronto con altri colleghi in sede di concorsi o colloqui chi ha una preparazione minore soccombe. Ci sono da considerare invece due fattori non secondari: la minore attrattività della nostra città rispetto ad altre come Bologna e il desiderio diffuso tra i giovani di forte autonomia ed allontanamento dai genitori.
Il Lavoro è il suo pane quotidiano. Come giudica la situazione nazionale attuale e quale ritiene sia la strada migliore per rilanciare l’economia?
In molti Paesi occidentali la scelta fatta per opporsi alla crisi è stata investire su ricerca e sviluppo, nell’ambito della università pubblica, privata, nel sistema della ricerca privata, nelle imprese industriali, negli enti no profit. L’Italia non ha seguito lo stesso percorso e questo è il nocciolo della questione. Noi investiamo tra il 30 e il 60% in meno rispetto a Paesi come Germania, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti. Il mancato investimento ha determinato un blocco della produttività. E la strada della riduzione delle retribuzioni non è certo quella giusta per ottenere una ripresa del sistema economico perché, se confrontiamo le retribuzioni degli italiani con quelle degli altri Paesi dell’OCSE emerge un dato incontrovertibile: che le nostre sono le più basse. Con una riduzione delle retribuzioni si riduce anche il consumo ed è chiaro che nessuna ripresa può esserci se questo manca.
Rispetto all’operato dei precedenti due rettori cosa prende e cosa lascia?
Io prendo l’università così com’è, è negativo fare una pagella nei confronti dei predecessori, io amo guardare il futuro e dove andare ad incidere: ricerca di qualità, didattica di qualità, creazione di una nuova e capace classe dirigente che incida sullo sviluppo socioeconomico del territorio.
Un rettorato ancora un po’ affollato… come vi organizzerete sino a novembre lei e Volpe?
Nessun affollamento. Il rettore rimane Volpe. Nell’interesse dell’Ateneo auspico una condivisione, è indubbio. Ci sarà sicuramente modo di collaborare.                          
Anna Russo

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n. 10 / Dicembre 2017

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