Nel segno della ricerca

Nel segno della ricerca

E’ il terzo elemento del tridente tutto al femminile che guida l’Università di Foggia. Primo direttore donna del Dipartimento di Giurisprudenza, il nome di Donatella Curtotti - 47 anni, originaria di San Severo, docente ordinario di Diritto processuale penale e attuale Delegata del Rettore alle attività sportive - va ad incrementare la presenza femminile nell’ambito della governance UniFg, che conta oggi 13 Delegate (su 20 complessivi), la prorettrice vicaria Milena Sinigaglia e la direttrice generale Teresa Romei.
Da ragazzina sognava di fare l’interprete, poi è stata conquistata dal mondo della ricerca. “Ricercatore si nasce, non ci si inventa in corso d’opera. Questa è la mia anima e impronta”, spiega. Nella sua vita ha fatto anche altro - l’avvocato, il consulente tecnico - ma “l’Università resta il posto più bello in cui lavorare. Lo spirito libero e curioso dei ricercatori e la passione degli studenti rendono le aule di un Dipartimento un luogo unico, quasi magico. E’ da qui che vorrei partire per contribuire, nel mio piccolo, alla sua magia”.

Prima donna alla guida del Dipartimento di Giurisprudenza UniFg, la più giovane tra i suoi colleghi direttori. Professoressa Curtotti, cosa caratterizzerà il suo mandato?
Sicuramente due profili importanti, che non attengono né ad una questione di genere né di età (se non per un rapporto più vicino agli studenti): da una parte l’internazionalizzazione, ovvero una implementazione dei rapporti con università straniere, per consentire agli universitari di completare i propri studi all’estero (sono in atto convenzioni sul punto); dall’altra il filone importantissimo della legalità, la cui cultura va sostenuta con un’opera di sensibilizzazione continua sia all’interno del dipartimento, che sul territorio.
Dalla sua nascita ad oggi, l’Università di Foggia è cresciuta tantissimo. Il Dipartimento che oggi dirige si è arricchito e differenziato nell’offerta formativa con diversi corsi di laurea. Uno di questi, considerato un fiore all’occhiello, porta il suo nome. Mi riferisco al CdL in Scienze investigative, una scommessa e una sfida vinta…
Sì, devo dire che è stato soprattutto un rischio. Come per tutte le cose in cui credi fortemente, ma non ci sono precedenti e non puoi prevederne il successo. Abbiamo attivato un corso di laurea che non esiste altrove in Italia, che è il frutto di un pensiero prodotto dalla nostra attività di ricerca.
Come è stato concepito questo pensiero?
Per 10 anni, la nostra cattedra di Procedura Penale ha lavorato sulla scena del crimine, analizzando tutti i profili che ruotano intorno alle tracce che vi si acquisiscono. Ci abbiamo lavorato a livello scientifico, come ricerca, e all’interno dei processi penali, come consulenti; così abbiamo capito che mancava una figura capace di gestire queste tracce con i nuovi strumenti tecnico-scientifici e giuridici ora a disposizione. Lo scorso anno abbiamo contato 650 iscritti, quest’anno il successo è stato ripetuto. Ma il risultato più bello lo raccoglieremo tra qualche anno, quando questi studenti saranno laureati, troveranno lavoro e faranno quello che più desiderano.
Un corso che va a colmare un gap nella formazione professionale continua, considerato che molti iscritti sono appartenenti alle forze dell’ordine…
La maggior parte delle matricole sono neo-diplomati, ma un congruo numero di iscritti provengono dai corpi di polizia. Questo conferma la nostra intuizione.
Quanto è importante, oggi, la sub-specializzazione in determinati ambiti, come quelli legati ai reati contro le donne?
E’ importantissima. Ogni settore ha bisogno di grandi competenze e quello legato alla violenza di genere è un ambito scottante e difficile, drammatico. Fermo restando la formazione di base, un corso di laurea può e deve fornire agli studenti gli input necessari ad aprire la mente per capire a cosa dedicare la propria vita professionale. Il mio obiettivo è che i nostri laureati siano apprezzati nel mondo del lavoro. E che ogni docente sappia trasmettere loro princìpi morali, etici e professionali, prima ancora che insegnare il codice o le leggi.

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n. 10 / Dicembre 2017

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