Una, nessuna, centomila  Virginia

Una, nessuna, centomila Virginia

L’intervista all’istrionica attrice, imitatrice e performer Virginia Raffaele
“L’ironia è delle donne, altrimenti come potrebbero stare con gli uomini?”

Una, nessuna, centomila Virginia. L’istrionica attrice Virginia Raffaele ha fatto tappa al Teatro Giordano di Foggia con il suo spettacolo, fuori cartellone, che ha fatto registrare il tutto esaurito per due sere di fila.In “Performance”, l’attrice passa in rassegna i suoi personaggi più famosi, quelli che l’hanno consacrata al grande pubblico. E le sue invenzioni, personaggi liberamente ispirati dalla realtà, tra cui l’eterna esclusa dai talent show musicali Giorgia Maura o la poetessa transessuale Paula Gilberto Do Mar.Ci sono proprio tutte: la snodabile Belén Rodriguez, la sempreverde Ornella Vanoni, la criminologa in pelle Roberta Bruzzone, la divina Carla Fracci.Le musiche originali del maestro Teo Ciavarella, eccellenza nostrana di San Marco in Lamis, accompagnano la Raffaele sul palco e danno ritmo a due ore di spettacolo serrato.

Virginia dà vita ai suoi personaggi in un susseguirsi di performance (appunto) e di surreali dialoghi con la sé stessa proiettata nei sei maxi schermo alle sue spalle.
Tante risate, ma non mancano momenti di riflessione. La sua dirompente personalità, sorretta da una mimica e gestualità da grande performer, viene fuori in tutte le sue creature, a conferma del talento di una istrionica attrice comica, non soltanto televisiva.
Virginia Raffaele, una donna che imita altre donne, quanto può essere difficile?
Il mio è un lavoro attoriale che prescinde dal sesso della persona di cui vesto i panni. Generalmente interpreto figure femminili per motivi legati alla verosimiglianza, ma per me un personaggio è “personaggio” in senso lato.
Le sue caricature ritraggono donne molto diverse tra loro, tutte però espressione di atteggiamenti e ossessioni ricorrenti nella società contemporanea. Le persone ridono se vedono i propri difetti riflessi negli altri. È così?
Le mie maschere tendono ad evidenziare, con ironia, le peculiarità delle persone “imitate” che vedono in me riflessi i loro difetti ma anche le loro virtù. Il riconoscersi può essere una via per la risata.
Il mestiere del comico per anni è stato visto appannaggio degli uomini. È più complicato per una donna far ridere? Quali remore e difficoltà deve superare?
Non mi sembra che al giorno d’oggi ci sia tutta questa differenza. Ci sono tante donne che fanno comicità. L’ironia nelle donne c’è per forza di cose, altrimenti come farebbero a stare con gli uomini?
Spesso poi l’immagine del comico, specie per le donne, è associata a una figura grottesca: fa ridere perché è buffa, magari è grassa o ha qualche difetto fisico. Lei invece è anche una bella donna. È riuscita a sfatare questo mito sessista…
Iniziamo col dire che la bellezza è una cosa soggettiva. La visione della comicità è legata a cose buffe, ma Jerry Lewis e Dean Martin in smoking non erano dei mostri, perciò non è vero che la comicità è legata all’aspetto fisico. Ovviamente le caricature possono estremizzare dei difetti fisici. Per quanto mi riguarda facendo la trasformista cambio foggia continuamente proprio per assumere forme diverse.
Qual è il personaggio che si diverte di più ad imitare?
Mi diverto sempre, ma con alcune in particolare, nate dalla mia fantasia e non con la volontà di imitare qualcuno, sono più libera di improvvisare. Penso alla poetessa transessuale Paula Gilberto Do Mar o l’eterna esclusa dai talent musicali Giorgia Maura.
Come sceglie i suoi personaggi?
Possono essere gli elementi più disparati. Magari un gesto, un timbro di voce, una camminata mi colpiscono talmente tanto che parto da lì per creare l’intero personaggio.
La sua prossima imitazione?
Chiedetelo al mio truccatore....
Ilaria Di Lascia


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n. 10 / Dicembre 2017

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