Un’attivista garganica sotto il cielo d’Irlanda

Un’attivista garganica sotto il cielo d’Irlanda

Doveva rimanere sei mesi per imparare la lingua, è lì da 13 anni e ha scelto di restare
Biglietto Vieste-Dublino solo andata per Pina Attanasio, responsabile delle campagne di Amnesty International

Scorre sangue garganico in una attivista che col megafono anima le campagne di Amnesty International davanti alle ambasciate sotto il cielo d’Irlanda. Tredici anni fa, Pina Attanasio ha comprato un biglietto per Dublino solo andata e non è più tornata. Ha lasciato la bella Vieste, portandosi il sole e la voglia di mare. La sua è una storia delle valigie di cartone a lieto fine.
“Sono andata lì come tutti quelli che finiscono di studiare e non hanno le idee chiare. Dovevo rimanere sei mesi, giusto il tempo di migliorare un po’ la lingua. Sono partita con un’amica ma all’inizio è stata dura - confessa Pina Attanasio - Non mi piaceva assolutamente e avevo molta difficoltà, un po’ per la lingua, un po’ per il clima, un po’ perché non conoscevo nessuno. Sono arrivata a Dublino il 19 dicembre, quindi in prossimità del Natale, e volevo ritornare subito a casa, invece poi anche la mia famiglia mi ha spinto a rimanere. Sono stata fortunata: dopo pochi giorni già lavoravo in un bar. Tutto è cambiato nel momento in cui ho iniziato a fare la volontaria per Amnesty International”. La vera svolta arriva quando si libera un posto da supervisor nell’unica sede Amnesty che aveva un negozio e un bar del commercio equo e solidale.
Stava per rifiutare, perché aveva in mente di ritornare in Italia. “Ho lavorato lì per cinque anni, poi quando è arrivata la crisi abbiamo chiuso ma volevano che restassi, ho fatto un colloquio e sono andata a lavorare in ufficio. Mi occupavo di eventi, dopo pochi anni sono stata prima in un team di comunicazione e poi sono passata nel team campagne e attivismo in cui mi trovo ancora adesso. Ora sono la responsabile Attivismo in Irlanda. Al tempo stesso mi occupo di una campagna storica di Amnesty che facciamo sotto Natale, la maratona per i diritti umani: in tutto il mondo lavoriamo su undici casi e chiediamo alla gente di mandare messaggi a chi è in prigione e facciamo un sacco di pressione per tre mesi”.
Ha studiato Economia dei Servizi turistici a Foggia e prima dell’esperienza in Irlanda non aveva avuto alcun contatto con il mondo dell’attivismo, oggi è la ragione per cui ha scelto di restare. È reduce da un campo in Grecia, a Lesbo, dove ha partecipato ad un progetto a livello globale dedicato ai rifugiati che coinvolge otto Amnesty. Il suo quartier generale si trova nella centralissima zona di Temple Bar ma spesso parte in missione per visitare i 18 gruppi di Amnesty sparpagliati in tutta l’Irlanda e fare formazione. D’estate, da cinque anni, gira i festival di musica del Paese, dove si raccolgono più firme.
“Mi trovo veramente bene in Irlanda, vorrei anche prendere casa”. Le mancano gli affetti più cari, la famiglia, e quando può fa una capatina sulla Montagna del Sole. Ha passato tutta l’infanzia alle Isole Tremiti, perché il suo papà lavorava lì, figurarsi quanto il Gargano le sia rimasto nel cuore. Degli irlandesi apprezza in particolar modo la gentilezza e il rispetto, anche nelle piccole cose. Con una battuta sintetizza magistralmente la differenza con il suo Paese d’origine: “In Italia, se hai quarant’anni e non sei sposata ti fanno vedere subito l’orologio”. E invece per lei gli “anta” sono i nuovi trenta, che portano un’altra ventata di entusiasmo e buoni propositi. “È un momento un po’ particolare per il futuro, sono in una fase di cambiamenti.  Volevo aprire qualcosa di mio perché sono celiaca, magari un bar. Come mi piacerebbe un giorno occuparmi dei tantissimi senzatetto che ci sono qui. Per ora, so solo che voglio rimanere in Irlanda. E pensare che all’inizio è stata così dura e ho pianto così tanto che me ne volevo ritornare dopo due giorni”.                                       
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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