Paola Campanaro, tra tradizione e passione

Paola Campanaro, tra tradizione e passione

35 anni e la responsabilità di una lunga storia iniziata nel 1850
Vedere il chicco dorato che si trasforma in pane:“Ogni giorno, il mio piccolo miracolo quotidiano!”

Una storia d’amore fatta di grano e farina; ma anche di radici e amore per il territorio, in tutte le sue sfaccettature: profumo, gusto, tradizioni. E’ la storia che lega la 35enne Paola Campanaro (in foto) all’azienda di famiglia - ‘Molino Campanaro’ a Castelluccio dei Sauri -, così come la sua famiglia è legata da ben 5 generazioni all’agricoltura locale per produrre la migliore semola di grano duro possibile. Da alcuni anni è lei a tenere le redini dell’azienda, assumendosi oneri e onori, ma soprattutto la responsabilità di portare sulle spalle il peso di una tradizione iniziata nel 1850, proprio per mano di una donna, quella della trisavola Letizia.
Paola, nelle tue mani adesso c’è il futuro di una lunga storia e di una importante tradizione familiare…
Assolutamente sì. Mi ritrovo a capo di una realtà prettamente maschile, a fare da anello di congiunzione tra gli agricoltori ed i consumatori. E’ un lavoro che non si può fare senza una grande passione per il territorio e per il prodotto sano, italiano. Se mi volto indietro, vedo cinque generazioni di mugnai che dal 1850 portano avanti questa tradizione: è iniziato tutto con un mulino ad acqua nel subappennino dauno, a Deliceto, poi nel 1930 mio nonno si trasferì a Castelluccio dei Sauri avviando un mulino a pietra alimentato ad energia elettrica. Mio padre, infine, ha implementato l’attività modernizzando i processi di produzione e ora spetta a me spingerla ancora oltre. Vorrei, tramite un finanziamento regionale per lo sviluppo rurale, ingrandire lo stabilimento e portare la produzione dai 7 quintali all’ora, a 3-400 quintali al giorno.
Quali grani producete e trattate?
La nostra è una piccola industria. Il prodotto finito è semi-artigianale, con un valore in più: la nostra semola è macinata ‘a corpo’, ovvero senza l’estrazione del germe di grano, quello che i grandi mulini scartano. In questo modo, tutte le sostanze nutritive del grano - antiossidanti, proteine, oli - restano nella farina e quindi nel prodotto da forno che si andrà ad avere. Produciamo semola da grano duro - una miscela di Tirex, Saragolla e PRD22 89 - che si caratterizza per digeribilità, indice proteico e per la caratteristica colorazione giallo-oro. Ancora, abbiamo il ‘Senatore Cappelli’, con la sua tradizione lunga oltre un secolo, dal gusto particolare, più tradizionale, e ricco di fibre. Una esclusiva di ‘Molino Campanaro’, invece, è il grano Ruber, che contiene gli antiossidanti dei frutti rossi, magnesio, selenio e potassio e si caratterizza per la colorazione rosso rubino.
Come avviene la selezione dei grani da produrre e macinare?
Puntiamo sulla filiera corta, seguendo gli agricoltori dalla semina al raccolto, fornendo loro semi selezionati e concimi che aiutino a migliorare la qualità. Ogni tipologia di grano così prodotta viene analizzata e schedata per differenziarla in base al loro migliore utilizzo. La semola di Ruber, ad esempio è una scommessa: si tratta di un grano che ha più di 1000 anni, proviene dal nord Africa e da circa due anni viene prodotto in Capitanata. 100 grammi di farina contengono 120 mg di magnesio: praticamente come una compressa.
Qual è la risposta dei consumatori?
Direi buona. Registro una inversione di rotta sull’argomento: si inizia a capire l’importanza del ‘mangiare sano’ e non si rincorrono più le offerte a tutti i costi. Il mio obiettivo è convincere i consumatori a utilizzare pane e pasta prodotti con grano italiano, i migliori grani a livello internazionale.
Cosa ti ha affascinato di questo mestiere?
Io sono cresciuta tra chicchi di grano e farine sottili. Sin da piccola, mi affascina vedere il chicco di grano che in giornata si trasforma in pane. Un piccolo miracolo quotidiano!

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n. 10 / Novembre 2017

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