La “sentinella” delle Lagune

La “sentinella” delle Lagune

Lucrezia Cilenti, biologa marina e ricercatrice al CNR di Lesina
“I laghi, ambienti effimeri e fragili, bellissimi eppure poco valorizzati. Porto quello che si fa altrove, in Europa, alle pendici del Gargano”

E’ la “sentinella” delle lagune di Lesina e Varano, ecosistemi tanto delicati quanto ricchi di biodiversità e opportunità per il territorio che li abbraccia. L’idea di lasciare la sua terra per cercare fortuna altrove non ha mai sfiorato la mente di Lucrezia Cilenti, biologa marina e ricercatrice per il CNR di Lesina, ultimo avamposto a sud dell’Istituto di Scienze Marine, che ha sede a Venezia. Il suo obiettivo è studiare il territorio in cui vive, scandagliare il rapporto tra uomo e ambiente, la biodiversità e l’anthropocene. Da anni è impegnata in progetti che mirano alla diversificazione delle produzioni alieutiche nei sistemi marino-costieri e nelle lagune, oltre che nello studio delle “specie aliene” invasive, che minacciano la biodiversità nelle laguna di Capitanata.
Una laurea in Scienze Biologiche con indirizzo Marino-Oceanografico in tasca e la volontà di indagare il territorio seguendo una passione che si è trasformata in professione...
Assolutamente. Tutto nasce dalla passione per il territorio: sono garganica doc, mi pregio di dire di essere nata in Foresta Umbra e la natura è stata sempre una prerogativa importante della mia vita. L’amore per il mare, il blu nella sua totalità, mi ha sempre attratto. Da qui è nato l’amore per la biologia marina. Mi sono trasferita ad Ancona dove ho studiato questi ambienti, ma sempre con l’idea di tornare nella mia terra per contribuire allo sviluppo di quest’area, di cui vedo potenzialità ancora inespresse. Le lagune, in particolare, ambienti effimeri e fragili, bellissimi eppure poco valorizzati. Ho portato quello che si fa altrove, in Europa, alle pendici del Gargano.
In questi anni, il territorio ha ricambiato tutto questo impegno e dedizione?
Il percorso della ricerca in questo ambito è molto lungo. Io metto le mie competenze e le mie conoscenze scientifiche a disposizione degli stakeholder territoriali, ma qui non è ancora matura l’idea di una condivisione del lavoro per la valorizzazione dei prodotti: solo di recente è nata una prima esperienza consortile ad Ischitella. Nel dettaglio, la mia ricerca mira a trovare nuovi siti per l’acquacoltura e nuove specie che possono essere immesse sul mercato. Per questo, bisogna monitorare anche l’invasione di “specie aliene” che predano uova e larve di pesci che mantengono l’economia dei paesi rivieraschi. Le studiamo per capire come trasformarle da elementi estranei e altamente impattanti in possibili risorse.
La scoperta di elementi estranei è anche la dimostrazione di come cambiano le dinamiche di scambio con il resto del mondo…
In un certo senso sì. Lo scorso anno, ad esempio, sono state individuate nei laghi di Lesina e Varano colonie di ‘ctenofori’, più precisamente Mnemiopsis lleidyi, che hanno ‘intasato’ letteralmente reti e trappole da pesca. Si tratta di una specie indigena delle acque atlantiche occidentali. A portare questa specie sul Gargano sono le grandi navi cisterna che scaricano in mare (senza precauzioni) l’acqua di sentina imbarcata nell’oceano. Quest’anno, invece, sulle coste garganiche abbiamo evidenziato la presenza del “Bottone blue”, Porpita porpita, un idrozoo, coloniale planctonico considerato raro per l’Adriatico, che si ciba di zooplancton, la base per le nostre specie ittiche.
Guardando allo stato di salute delle nostre acque, quali sono i principali campanelli d’allarme?
Temperatura e salinità sono i primi parametri da valutare: in questo momento, ad esempio, nella laguna di Lesina registriamo il 34 x 1000 di salinità, evento drastico per una laguna così piccola. Questo vuol dire che è in atto un evento di evaporazione straordinaria e che non c’è uno scambio con il mare, fondamentale per la vita di questi ambienti. Oggi si parla tanto di biodiversità: le nostre lagune possono diventare veri laboratori a cielo aperto, appetibili per le scuole e per la formazione. Bisogna solo averne cura.
Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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