Quando il chirurgo è una seconda mamma

Quando il chirurgo è una seconda mamma

La dott.ssa Maria Nobili è direttore della Chirurgia Pediatrica degli OO.RR. di Foggia
”Oggi sono una donna e una professionista fortunata: ho curato bambini che ho visto diventare adulti felici”

Umanamente e professionalmente parlando, è cresciuta insieme al reparto di Chirurgia Pediatrica, che oggi è un fiore all’occhiello degli Ospedali Riuniti di Foggia. In quelle mura ha trascorso gran parte della sua vita, da giovane assistente fino ad oggi.
Stiamo parlando della dottoressa Maria Nobili, chirurgo pediatrico e storica rubrichista di 6Donna, recentemente nominata Direttore della Struttura semplice dipartimentale della Chirurgia pediatrica degli OO.RR. di Foggia.
Dottoressa Nobili, come ha vissuto questo importante riconoscimento?
Come una grande attestazione di stima. Data la mia età e la mia lunga attività in reparto è un punto di arrivo: dopo di questo sarò alla fine della mia carriera. Ho ricoperto questo incarico dal 2010, ma in qualità di ‘facente funzioni’, sostituendo per lungo tempo l’ex primario che ha lasciato il posto vacante. Ho cercato di gestire al meglio il reparto, facendo quadrare i conti e offrendo ai piccoli pazienti e alle loro famiglie il meglio dell’assistenza. Dal 1° aprile 2017, dopo un concorso per titoli, ho avuto ufficialmente incarico quinquennale. Per me è l’epilogo più bello: i miei sacrifici sono stati premiati.
Ad oggi qual è la squadra di lavoro che coordina?
Siamo quattro dirigenti medici. Due donne e due uomini. Insieme a me ci sono i dottori Canale e Magistro e la dottoressa De Luca.
Insieme ci scontriamo con l’atavico problema della carenza di medici in organico, ci sobbarchiamo h24 le urgenze di un territorio vastissimo, che va dalla Campania alla Basilicata fino alla Puglia, dove ci sono solo tre Chirurgie pediatriche (a Foggia, a Bari e a Casarano, nel Leccese).
Cosa è cambiato dopo questa promozione?
In realtà nulla. I pazienti e la sala operatoria continuano ad essere la mia priorità. Continuo a fare ciò che ho sempre fatto, sobbarcandomi però anche incombenze di tipo organizzativo e burocratico.
Possiamo dire che lei è cresciuta insieme al reparto che oggi dirige…
Sì, assolutamente. E pensare che il mio progetto iniziale era fare il chirurgo generale: il percorso sembrava già tracciato a Roma, strutturandomi in un reparto di eccellenza per la patologia della tiroide. Poi sono venuta a fare il tirocinio a Foggia e sono stata coinvolta nelle esigenze di quello che all’epoca era un piccolo reparto. Il mio percorso qui è iniziato nel 1988, vincendo un concorso. Ero incinta del mio primo figlio e della chirurgia pediatrica non ne ho potuto fare più a meno. Il chirurgo pediatrico è come una seconda mamma, cura le malformazioni, prende in carico un bambino malato e lo restituisce sano ai genitori.
Per me, non si è trattato di un ripiego, ma di una vera e propria rivelazione. Oggi mi sento una donna e una professionista fortunata, perché raccolgo i frutti di quello che abbiamo seminato 30 anni fa: ho curato bambini che ho visto diventare adulti felici.                        m.g.f.

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n. 10 / Novembre 2017

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