“Così sfido il mare (e gli uomini)”

“Così sfido il mare (e gli uomini)”

Anna Zuzzaro, foggiana, ai mondiali di Surfcasting
La sua specialità? Il “lancio sull’onda”, tecnica di pesca tipica maschile

Determinazione, curiosità, voglia di farcela. Cosa spinge una donna a sfidare il mare e - come sottolinea lei stessa - gli uomini, in una disciplina che è notoriamente appannaggio del sesso maschile?
Stiamo parlando del Surfcasting, letteralmente lancio sull’onda, una tecnica di pesca sportiva che si effettua direttamente dalla spiaggia, lanciando l’esca a distanze considerevoli.
Originaria dei pescatori dell’Oceano Atlantico, la tecnica si è diffusa in Italia a partire dagli anni ‘80, quando è stata introdotta per la prima volta ai Giochi Mondiali. Sono soltanto una trentina, però, le donne che nel nostro Paese la praticano a livello agonistico. Una di loro è la foggiana Anna Zuzzaro, che gareggerà in nazionale ai prossimi mondiali di Surfcasting, in Sud Africa.
Anna, come nasce questa passione?
Nasce per caso, quattro anni fa: il mio compagno ha un negozio di pesca e lo seguivo spesso nelle sue uscite. Le donne, in queste occasioni stanno solo a guardare, ma un giorno mi sono detta, perché non provare? Ero affascinata dal mare, ma volevo anche mettermi alla prova e sfidare gli uomini, oltre che la natura. Così ho iniziato a pescare in maniera rudimentale. Quando poi ho fatto un po’ di pratica e mi sono resa conto che la pesca mi stava appassionando, ho provato ad iscrivermi in una squadra senza però riuscirci. Mi fecero capire, senza mezzi termini, che consideravano un’assurdità che una donna potesse gareggiare insieme agli uomini. Così fino a quando non ho incontrato Roberto De Rosa, il presidente della Asd Fisherman, la società dove sono iscritta attualmente. Lui mi ha accolta in squadra con entusiasmo, considerandomi una nuova sfida: mi ha iscritta alle gare regionali (quindi ho cominciato finalmente a gareggiare in Puglia con gli uomini) e mi ha portata ai campionati italiani, a Sabaudia. Il primo anno non mi sono qualificata, ma ora sono due anni che vengo presa in nazionale.
Una bella soddisfazione…
Enorme! In tutta Italia sono al massimo una trentina le donne che gareggiano, in Puglia sono stata l’unica. Anche perché qui, gareggiare contro un uomo, e magari dimostrare di essere anche più in gamba, purtroppo non è ancora visto di buon grado. Tanto è vero che poi ci siamo iscritti in Molise. La Fisherman non gareggia più in Puglia: troppi ostacoli e una mentalità poco incline alle novità non ci consentivano di crescere.
Uno sport maschile, dunque, anche concettualmente. Ma, all’atto pratico, quali sono le maggiori  difficoltà che si incontrano?
Le stesse che può incontrare un uomo. Ci vogliono tecnica e studio, e le difficoltà sono comuni a qualsiasi agonista, a prescindere dal sesso. Nulla è lasciato al caso: dalle dimensioni degli ami, ai fili da utilizzare in base alle prede, poi lo studio del mare, delle correnti e delle maree, i venti, la lunghezza dei terminali da costruire. E’ la fatica fisica, è chiaro.
In cosa consistono le gare? Come si svolgono?
Bisogna essere veloci, scattanti: tutto si gioca in velocità. Lo scopo è quello di prendere più prede possibili. Poi i pesci vengono misurati, si fa la somma dei centimetri e si ributtano in acqua, per non creare danni all’ecosistema marino.
Come dicevamo, fa parte della nazionale femminile di Surfcasting e si sta preparando alle gare che la vedranno in Sud Africa. Quando si disputeranno i campionati?
Inizieranno il prossimo 8 novembre. Nei mondiali, in particolare, sono le condizioni climatiche, molto diverse dalle nostre, a risultare particolarmente avverse per la buona riuscita della gara. Ad esempio, lo scorso novembre ho gareggiato in Irlanda con un freddo e un vento gelido che ghiacciava letteralmente le mani, e risultava difficile quindi maneggiare l’esca. Poi ci sono le maree, non siamo abituati a mareggiate che investono le coste, e in certi momenti ti ritrovi investita da onde altissime; oppure, al contrario, se c’è bassa marea, il mare sparisce improvvisamente e devi fare cento metri avanti, spostare tutta l’attrezzatura per rilanciare l’esca. Bisogna saper stare dietro al mare e ai suoi umori.                     Ilaria Di Lascia

Lascia un commento

n. 7 / Settembre 2017

Scarica la tua copia in pdf